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04 febbraio 2008

Senza un posto dove andare

"Due ragioni mi hanno sempre reso simpatica la cremazione: la prima è che adoro il caldo; la seconda, la prospettiva di fregare i vermi."
Tom Antongini

Ogni tanto mi ritrovo a pensare come sarebbe il mio funerale. E ogni volta concludo che probabilmente non sarà come lo volevo io.
Essì, perchè questi sono argomenti tabù e non si può dire "senti, quando sarò morto non è che potresti..." perchè tutti se la prendono sul personale e ti fanno le corna.

E io mi ci vedo quelli che fanno la messa col vescovo che manco mi conosceva e fa un'omelia su quanto è un peccato che persone credenti come me muoiano, ma ho avuto culo che adesso sono col Signore a cantare le sue lodi tra le schiere di angeli, cherubini, serafini, putti e via cantando.

A parte che se esistono Paradiso e Inferno è molto più probabile che stia con la concorrenza. Poi se devo passare il resto dell'infinito tempo a cantare le lodi del Signore e nient'altro, mica mi sembra di essere stato molto fortunato...

Toglietevelo dalla testa, dunque.
Perchè, dico io, se sono anni che non credo (non solo nella religione, ma anche in Dio) voi mi dovete portare in chiesa quando non posso più opporre resistenza?

Niente messa.
Tanto meno cantata. Figuratevi... Fatelo e maledico tutti i presenti. E anche quelli che sapevano e non si sono opposti. Dovunque io sia finito, anche se (come credo) non sono diventato altro che atomi senza consapevolezza vi faccio un culo metafisico che non ve lo dimenticate.

Non mi dispiacerebbe la cremazione, per i motivi sopra esposti.
Poi sai che risparmio di spazio.

Mi piacerebbe una veglia alla irlandese. Dove tutti bevono alla mia memoria e si ubriacano cantando.

E per le canzoni, se proprio non potete farne a meno, mentre trasportate da una parte all'altra le ceneri (che per quel che mi riguarda potete usare per tagliare la droga, o come sabbia per gatti) mettetene di allegre stile funerale di New Orleans tipo "When the saints go marchin' in" e cose così.

Per quanto riguarda l'epitaffio sono indeciso. Non mi sembrava male "Mario: ateo, vestito di tutto punto e senza un posto dove andare", ma per il momento, comunque, quello che preferisco è:

"Non preoccupatevi. Torno subito."

10 gennaio 2008

Cerchi

Stasera rientro a casa e con la coda dell'occhio noto che su canale 5 c'è Mentana che conduce Matrix. Un uomo che mostra una scarpa e dice:
"Questo non è il modello di Raffaele..."

Raffele chi? Mi chiedo.
Boh... sarà uno dei soliti 'tronisti', pseudo vip, famosi dell'ultim'ora. Ma poi che gli interessa a Mentana che scarpe indossa questo Raffaele. Non pensavo fosse sceso così in basso da parlare di vestiario. E poi quel tipo non ha molto l'aria dello stilista.
Archivio la discussione come 'moda', e la metto da parte come inutile.

Parlo con mio padre, ma dopo un po' la mia attenzione torna sulla televisione.
Immagine di impronta di scarpa su una mattonella.
Primo ospite: "Non capisco perchè sono dovuti tornare a prendere una nuova foto dell'impronta!"
Secondo ospite: "Ma non avranno chiesto solo quello..."
Mario: "Ma di che parlano?"
Papà: "Perugia..."
Primo ospite: "Comunque c'è una evidente differenza. La scarpa di Raffaele ha meno anelli di quella nella foto."
Mentana: "Ma secondo voi può essere possibile che la polizia non si sia accorta del differente numero di anelli? Rivediamo la foto." pieno schermo di nuovo sull'impronta della scarpa.
Terzo ospite: "Comunque credo che dovremmo portare un po' di rispetto. Il segno dell'impronta è fatto del sangue della vittima."
Mentana: "Io ne ho contati nove. Comunque ha ragione l'avvocato, dovremmo portare forse più rispetto. In fondo quello è il sangue di Meredith."

Sullo sfondo il pubblico miope muove le labbra mentre conta.
E voi quanti cerchi vedete?



"Per diventare famosi, basta ammazzare la portinaia" Albert Camus

A perfect circle - Imagine

20 agosto 2007

Marilyn

In attesa di riuscire a riordinare le idee dopo un viaggio abbastanza movimentato e un rientro ancora più trafficato, vi lascio con una delle barzelette più cattive che abbia mai sentito. Tratta dal libro Fight Club di Chuck Palahniuk:

Tyler appoggia la testa e dice: "Se Marilyn Monroe fosse viva in questo momento, che cosa starebbe facendo?" [...]

"Starebbe grattando il coperchio della sua bara."


...

A pensarci bene, visto che sono dell'umore ci aggiungo un paio di vignette di Kris che stanno spopolando su DeviantArt. Fanno parte della serie Zombie Gesù che avevo già iniziato a tradurre.

Mi è capitato di mangiare con qualcuno che pregava prima di iniziare. Improvvisamente mi sono sentito molto maleducato....

02 luglio 2007

Per me la corazzata Potemkin è una cagata pazzesca

Questa frase per me rientra in assoluto tra le migliori della storia del cinema. Tratta dal film "Il secondo tragico Fantozzi" è anche una delle poche occasioni in cui Fantozzi alza la testa.
Questa è una delle migliori frasi del cinema per me, inoltre, perché rappresenta tutto sommato il mio modo di vedere i film.
Amo molto andare al cinema, vedere film di tutti i generi, dai film seri o drammatici, e se riescono anche a farmi commuovere ancora meglio (l'ultimo che c'è riuscito è stato Million dollar baby, con tutto che conoscevo la fine) alle americanate, i block buster, le commedie, i film d'azione pieni di effetti speciali.
Il fatto è che per me un buon film non deve e non può essere pretenziosamente intellettuale. Non si può fare un inquadratura di un quarto d'ora in bianco e nero di un occhio che piange e pretendere che sia un buon film.
Insomma, il film d'autore, inteso come film intimistico, alternativo, a basso budget stile nouvelle vague, non mi piace proprio per niente.
Ci devono essere bravi registi, direttori della fotografia preparati, compositori di musiche con quattro paia di timpani.
Non può essere assolutamente, come dicevano in Fantozzi: "un film tedesco con i sottotitoli in cecoslovacco".
Sarò abituato male?
Intanto gustatevi una scena degna di entrare nell'olimpo del cinema mondiale:

23 giugno 2007

Lunghissimo termine

Se c'è una vignetta che può riassumere perfettamente il mio modo di vedere la vita, l'universo e tutto quanto (come direbbe Douglas Adams) è una di Calvin e Hobbes.

Chi non conoscesse ancora questi personaggi dei fumetti legga pure qualcosa "qui" su wikipedia. Per fare capire di cosa parliamo, si può dire che Calvin è un bambino di sei anni dall'immaginazione inarrestabile (decisamente votata al male), e Hobbes, invece, è una tigre, che dal punto di vista di Calvin è viva e reale come qualsiasi altro personaggio della striscia, ma che viene percepita dagli altri come una piccola, inanimata tigre di pezza.

Tornando a noi.

La mia concezione della vita, come avevo anticipato nel post precedente, si basa sull'idea che lo studio (prima), e il lavoro (poi), sono solo dei mezzi per raggiungere il vero fine nella vita che è la felicità. Se lo studio o il lavoro contrastano con la felicità, entro determinati limiti, non solo è possibile, ma è DOVEROSO preferire la vita al lavoro.


Ma guardate la vignetta (cliccate per ingrandire):




Mi avete capito ora?
Questo è più o meno l'ordine dei valori che dirige le mie azioni, e per il momento, al ritorno da Pisa, dopo queste lunghe ferie, posso ben dire che ho molti bei ricordi in più per il lungo termine.

p.s.: cavolo, m'hanno perso la valigia a Roma. Lei prolunga la vacanza, ma io sono senza vestiti, 'acci loro...
p.p.s.: la vignetta che ho pubblicato appartiene a Bill Watterson, l'autore. Ho trovato una copia in inglese qui, e non avendo niente di meglio, l'ho tradotta.

19 giugno 2007

ARCADE!!!! TU COSA SEI?


"SPARTANI!!!! FATE COLAZIONE E GUSTATE IL VOSTRO CIBO PERCHE' STASERA CENEREMO ALL'INFERNO!!!"

Ok. Se eravate a Pisa, sabato sera, e avete sentito dei pazzi gridare frasi come questa, sappiate che quei pazzi eravamo noi.

Ubriachi, marciamo.
"Per l'onore, per la gloria, marciamo"




E' stata una bella serata, partita lentamente, ma finita alla grande. Gli amici festanti, i conoscenti divertiti, gli sconosciuti inorriditi.

Bottiglie rotte, odore di birra e vino a basso costo, aria fresca e musica dovunque. Ogni locale in competizione con l'altro. Il lieve stordimento dato dalla dose giusta di alcol. I piedi volano e Pisa è stupenda incorniciata da migliaia di lumini.
Ora mi sto lentamente riprendendo, ma ne è valsa la pena.

Come dicevano Calvin e Hobbes "so a lunghissimo termine quali saranno i miei ricordi migliori." E voi?





p.s.: ci fosse qualche anima pia che mi procurasse via mail qualche foto della festa (di tremila che ne avete scattate) gli sarei molto grato....

Mario l.

07 giugno 2007

Siediti sulla sponda del fiume


Sono venuto qui la prima volta che avevo diciotto anni. Sette anni fa.

Pisa.

Quasi tutti vi diranno che Pisa è un buco. Che a Pisa non c'è niente.
Hanno ragione. Almeno in parte.
Pisa è piccola, come direbbe un mio amico: "piccina, ma tonica" (bè lui si riferisce alle ragazze, ma è multiuso).
La mia memoria non è mai stata buona e non mi ricordo com'era quando sono arrivato qua.
Mi ricordo, però, tutte le esperienze, il divertimento, gli amici, le serate, le ragazze, le bevute.
Quasi sei anni, poi Roma, poi Vibo.
La mia università. Il mio tempo ritrovato, tutto quello che mi era stato rubato al liceo.

Pisa è piccola, ma è più facile incontrarsi con gli amici, organizzare un'uscita, invitare a pranzo o per un caffè. Stare a chiacchierare all'angolo di una strada di amore, politica e religione finchè non fa l'alba. Pisa è la vera città a misura di uomo.


Sono di nuovo qui. Per le mie "ferie".
Vacanza arbitraria, che se va tutto bene la "capa" anche quest'anno ci lascia solo una settimana di libertà a ferragosto, come l'anno scorso.

E io no.
Non ci sto.

Quando (quando non se) diventerò notaio avrò soldi e tempo per fare quello che voglio. E' quello mi dico, quello che mi dicono. Ma intanto il tempo passa e passerà. La capa mi ha detto che se tutto va bene diventerò notaio non prima di nove anni da adesso.
Nove anni. Quanti sono?
Avrò circa trentaquattro anni.
E intanto le mie feste? Le mie bevute? Le mie esperienze? I miei amici? Le ragazze?
No.

Diventare notaio non è il fine. E' il mezzo per fare tutto il resto. Senza tutto il resto che me ne faccio io? Cos'è che rende la vita degna di essere vissuta?

Sul serio per voi cos'è?


E quindi sono di nuovo qui. Ancora. Dopo mesi che non tornavo. Tutto è come me lo ricordavo.
Mi affaccio dal balcone di casa mia e vedo l'Arno. Tra il verde limaccioso e il marrone quando è pulito. Non volete sapere di che colore è quando è sporco. Ma mi piace, mi mancava.

Bevo un aperitivo guardando il sole che tramonta dietro la torre dell'orologio del Comune, insieme ai miei amici, sentendo un po' di musica. Anche se il tempo è incerto le persone ridono, sono felici.

Venerdì andrò a vedere il concerto degli Evanescence e dei Verdena.
Il 16 giugno ci sarà la festa del patrono, San Ranieri. Ci sarà la Luminara. Spengono tutti i lampioni sull'Arno. Mettono i lumini sui palazzi e lungo il fiume. Fanno i fuochi d'artificio.
Io ci sarò. Comunque vada sarà una grande serata.

Nelle cuffie sento le prime note di "Wish you were here" dei Pink Floyd.

Ci sarebbe molto da raccontare, ma non credo che lo farò. E' difficile spiegare le sensazioni, la libertà, la tranquillità, la serenità. Come diceva Hesse in Siddharta:
"Le parole non colgono il significato segreto, tutto appare un po' diverso quando lo si esprime, un po' falsato, un po' sciocco, sì, e anche questo è bene e mi piace moltissimo, anche con questo sono perfettamente d'accordo, che ciò che è tesoro e saggezza d'un uomo suoni sempre un po' sciocco alle orecchie degli altri."

Fino al 22 sono in vacanza. Incrociate le dita per me e sperate che venga finalmente il bel tempo. Che qui manca solo quello...


Ora scusate, ma sposto la mia sedia di nuovo verso la finestra e guarderò un po' il fiume e nient'altro. Aveva ragione Hesse:

"Tutto insieme era il fiume del divenire, era la musica della vita. E se Siddharta ascoltava attentamente questo fiume, questo canto dalle mille voci, se non porgeva ascolto né al dolore né al riso, se non legava la propria anima a una di quelle voci e se non s'impersonava in essa col proprio Io, ma tutte le udiva, percepiva il Tutto, l'Unità, e allora il grande canto delle mille voci consisteva d'un'unica parola, e questa parola era Om: la perfezione."

03 giugno 2007

Non c'è niente che sia per sempre

.
"Siamo fatti anche noi della materia di cui sono fatti i sogni; e nello spazio e nel tempo d'un sogno è racchiusa la nostra breve vita."
(La tempesta - William Shakespeare)

27 maggio 2007

Offerta

Giusto per dire, ora, tra quelle già pubblicate e quelle che ho tradotto ma non ho ancora messo sul blog, sono arrivato alla decina di vignette, quindi ho mandato il primo "pacco" a Kris.
Io non vorrei annoiarvi pubblicando solo il suo lavoro (d'altra parte, questo è sempre il MIO blog) e non mi piacerebbe che lui diventasse, per colpa mia, padrone invece che ospite. Ma bisogna dire che in questo periodo non ho molto da raccontare, per cui...

Come ho letto una volta da qualche parte:
"Meglio non dire niente e sembrare scemi, che aprire la bocca e togliere il dubbio."


19 maggio 2007

Le citazioni

E' da un po' che pensavo di aprire una rubrica con le mie citazioni preferite.
E' vero che su internet di siti di citazioni ce n'è a secchiate, tant'è vero che molte provengono proprio da lì.
Ma quello che mi piacerebbe fare è accompagnare le citazioni con delle piccole spiegazioni, così da riunire due mie (cattive?) abitudini in una e parlare allo stesso tempo un po' di me.
Le due abitudini sono quella di fare continuamente citazioni, e l'altra è quella di fare delle "parabole" (passatemi il termine) quando mi trovo a spiegare qualcosa.
Di fronte ad una domanda complicata, difficilmente riuscirei a spiegare la mia risposta senza ricorrere ad un racconto (questo è uno dei motivi per cui mi piace scrivere).
Per cominciare, mi pare giusto inserire quella che ritengo sia la "citazione delle citazioni" ossia la regola, o il motivo, che in fondo sta alla base di tutte le citazioni:

"Derek dice sempre che bisogna sempre terminare una tesina con una citazione. Dice sempre che c'è sempre qualcuno che ha detto una cosa nei migliori dei modi, perciò se non riesci a fare di meglio ruba da lui e riuscirai a fare la tua figura."

Questa citazione è tratta da un film a mio parere stupendo: American history x. Tra gli attori c'è un bravissimo Edward Norton (Derek Vinyard), nella parte di un ragazzo californiano finito in prigione per avere ammazzato a sangue freddo un uomo di colore che cercava di rubargli la macchina. Uscito dalla prigione, Derek cercherà di convincere il fratello più piccolo a non seguire i suoi vecchi amici razzisti.
Il film racconta per intero il giorno in cui Derek esce di prigione. All'inizio si scopre che il fratello più piccolo, Danny, viene richiamato dal professore a scuola per aver fatto un tema sul Mein Kampf, gli verrà asseggnato dal preside il compito di redigere una nuova tesi sui motivi che hanno portato Derek in prigione. Il titolo della nuova tesi sarà Una Storia Americana X.
La storia da quel momento sarà intervallata da vari flash-back in bianco e nero in cui pian piano si scopriranno le basi dell'odio che è stato instillato in Derek e nel fratello e anche dell'insicurezza e della paura che portano al razzismo.