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05 ottobre 2014

Lucy - una recensione

"L'uomo medio usa solo il 10% del proprio cervello. Immaginate cosa potrebbe fare lei con il 100%"

(indossare una parrucca?)

A quanto pare... non molto?
Devo dire che dopo L'uomo d'acciaio onestamente non credevo che ci sarebbe stata una simile delusione delle aspettative così presto.
Voglio dire: Luc Besson, uno dei miei registi preferiti per la sua capacità di fare film d'azione avvincenti, originali e divertenti (e non scordiamoci del suo film di fantascienza, Il quinto elemento) e in generale la sua bravura nel creare personaggi femminili forti e credibili, uno dei pochi, se non l'unico nel mondo dei film ad altissimo budget a farlo (saluto doveroso va a Ridley Scott per la parte di Sigourney Weaver in Alien).

Questo film, invece?

14 settembre 2014

Grand Budapest Hotel - una recensione

"Sei davvero uno schianto, tesoro, dico sul serio. Non so quale crema ti abbiano messo giù all'obitorio, ma ne voglio un po' anch'io."
(un vero gentleman fa sempre i complimenti alle signore, anche da morte)

Difficile da raccomandare e difficile da non raccomandare.
 

"Grand Budapest Hotel"

Immaginate un film con Ralph Fiennes, Edward Norton, Willem Dafoe, Jude Law, Jeff Goldblum, Tilda Swinton, Adrien Brody, Harvey Keitel (praticamente una passerella di Hollywood da solo).
Una commedia spassosissima, recitata serissimamente.
Un film leggero, ben fatto e stupefacente.
Di cui nessuno parla.

Tranne noi, dopo il trailer, ovviamente.


16 agosto 2014

La parola ai giurati - una recensione

VII giurato: Be', e ora che si fa?
VIII giurato: Ora discutiamo.

Strano a dirsi ora, ma La parola ai giurati, alla sua uscita sui grandi schermi, fu un triste insuccesso: il pubblico era colpito dall'avvento del colore e dal 16:9, la trama interessava meno (qualcuno ha parlato di film in 3d?). Solo all'arrivo sulla televisione questo film trovò il suo seguito, e ad oggi è considerato un grande classico.
Oggi vi parlo, quindi, del perché La parola ai giurati (titolo originale "12 angry men") è un gran bel film.


Tanto per cominciare, rassicuriamo il pubblico del cinema di allora: l'uso del colore non avrebbe cambiato assolutamente nulla.
Praticamente l'intero film, fatta eccezione per 3 minuti, è girato in una sola stanza, quella in cui si riuniscono i giurati per deliberare: un squallida sala riunioni, calda in maniera asfissiante e con l'unica ventola presente fuori uso.
Poco altro si vede: l'aula di tribunale all'inizio del film, un bagno verso la metà e l'esterno del tribunale alla fine.
Questo è certamente un film d'altri tempi, e già lo si intuisce. Non c'è bisogno di molto per fare un film, soprattutto se la trama è ben fatta, ed in questo caso è semplice eppure geniale.



Il film inizia con la fine di un processo.
Ci sono appena state le arringhe finali e il giudice invita la giuria a ritirarsi e a decidere la sorte di un ragazzo che è accusato di aver ucciso il proprio padre e che rischia la sedia elettrica.
Per pochi secondi viene mostrato il ragazzo e poi ci ritroviamo già nella sala, dove pigramente stanno entrando e sistemandosi i giurati. In questo momento, mentre alcuni vanno in bagno, altri si tolgono la giacca e altri si siedono, scorrono i titoli di testa.

16 luglio 2013

L'uomo d'acciaio - una recensione

L'uomo d'acciaio ha molti problemi, e non è alla fine dei conti un bel film.
Per quanto mi rattristi dirlo, viste le speranze riposte in questa pellicola, il risultato finale non è affatto quello atteso.
(Lo vedi! Anche tu c'hai il lens flare cazzo!)


Alla fine della proiezione sono rimasto insoddisfatto, non sicuro neanche di cosa fosse andato esattamente storto. Ci sono problemi relativamente evidenti, ma non sono il vero elemento negativo.

18 giugno 2013

Star Trek - Into darkness- una recensione

Lasciate che vi dica come ci si sente a vedere Star Trek - Into darkness.

(Più riflessi di luce. ANCORA DI PIU')

Luci.
Luci ovunque.
Non posso che immaginare la discussione riguardo il titolo.

J.J. Abrams: "Non so che sottotitolo dare al nuovo film."
Aiuto regista dopo aver visto il film: "Into darkness..."
J.J.: "Perfetto..."
Aiuto regista: "Ma io stavo scher..."
J.J.: "PERFETTO..."

28 aprile 2013

Iron Man 3 - recensione


"... e allora perché non riesco a dormire?"


Nel mondo dei fumetti si fa distinzione tra la cosiddetta era del bronzo e l'era moderna, o era oscura.
L'era del bronzo rappresenta l'infanzia dei fumetti, dagli albori nei primi anni '40, fino agli anni '80.
I temi erano principalmente leggeri, e il fumetto era considerato come un mezzo di intrattenimento di basso rango e l'estetica era colorata e brillante, mentre nell'era oscura i personaggi e le tematiche sono diventate più profonde e complesse. Nell'era moderna non si tratta più di lotta tra buoni e cattivi, bene e male, supereroi e esseri malvagi.
Nell'era moderna sono nati gli X-men che affrontano il problema di essere non superiori, ma "diversi" dagli altri.

14 aprile 2013

La Storia Fantastica

"Hola. Mi nombre es Inigo Montoya, tu hai ucciso mi padre: preparate a morir!"
(Prima di Antonio Banderas la Spagna era Inigo Montoya. E lui non è neanche spagnolo)
"La storia fantastica" è un film meraviglioso.
Risale al 1987, e quando ero bambino è capitato spesso di vederlo in tv, ma successivamente è scomparso, probabilmente anche a causa di una travagliata storia di diritti di riproduzione, e questo è un enorme peccato perché è veramente perfetto.
Il film riprende con grazia ed ironia tutti gli stereotipi dei racconti fantasy diventando il perfetto archetipo del genere.

(Peter Falk che "finge" di essere vecchio. Di quanto tempo fa è questo film esattamente?)
Per sottolineare l'ironia, il film non è esclusivamente un fantasy, ma inizia nella "realtà" dove Jimmy, un bambino ammalato per un raffreddore è costretto a rimanere a casa e riceve la visita del nonno che insiste a leggergli un libro. Solo a quel punto inizia il "vero" film.

07 aprile 2013

Il cielo sopra il porto

"Il cielo sopra il porto aveva il colore della televisione sintonizzata su un canale morto."
W. Gibson - Neuromante
(perché abbiano scelto questa immagine che non c'entra nulla col libro, proprio mi sfugge)

 La frase iniziale del Neuromante, uno dei primi e migliori romanzi cyberpunk di sempre, è estremamente ricca di significati e con poche parole è in grado di introdurre l'intero genere.
E se può sembrare che io legga più di quanto lo stesso scrittore possa aver pensato, ricordetevi che questa è la prima frase del libro, quella in grado di vendere o condannare un libro, una frase tanto limata da essere diventata un rasoio, possibilmente l'ultima frase ad essere scritta dell'intero libro.

04 marzo 2012

Safe house - Una recensione

"Mario, ma perché non fai più filmati per il blog! Quei due che hai fatto non ci hanno fatto venire il mal di testa come i post che scrivi di solito, e male che vada abbiamo perso solo 3 minuti!"

Ore.
Dalla prima parola scritta al momento in cui finisce  di caricare su youtube un filmato di tre minuti prende ore per essere fatto.
Altrimenti per quello che mi riguarda la maggior parte del contenuto sarebbe video. La mia voce non sarà un granché, ma i filmati si "consumano" meglio.

Il film, sì, il film:

Voglio dire.

05 febbraio 2012

Uomini che odiano le donne - Una recensione

Le domeniche sono fatte per girarsi sotto le coperte e cercare di riprendere sonno perché è ancora troppo presto. E' sempre troppo presto.
Le domeniche sono fatte anche per parlare del film che ho visto ieri sera:
Uomini che odiano le donne.


Ammeto di essere andato a vedere questo film con un certo timore.
David Fincher, il regista, ha fatto nella sua carriera film splendidi come Seven e Fight club, e film orribili come Zodiac e Panic room.
Inoltre questo era un film basato su un libro e sul film che ne era già stato tratto.
Quanto questo film sarebbe stato influenzato dai precedenti lavori e quanto invece sarebbe stato di sua mano?
Questo film sarà un Seven o uno Zodiac?
Anticipando la conclusione, posso dire che questo è un buon film, anche se non ottimo, inquietante e violento, ma non ai livelli di Seven, sia come contenuti che come realizzazione (forse anche a causa della produzione non holliwodiana).

("un sacco più avanti!" ora che ci siamo tolti di mezzo questa battuta, possiamo restare seri?)
La storia è parecchio complessa e intrecciata e vede due i protagonisti della locandina incontrarsi solo verso la metà del film.
Il primo è Mikael Blomkvist (interpretato da Daniel Craig), un giornalista che, condannato per diffamazione, accetta di lavorare per un magnate industriale per scoprire chi sia l'assassino della nipote, scomparsa quarant'anni prima durante una riunione familiare sull'isola di famiglia.
La seconda protagonista è Lisbeth Salander (interpretata da una camaleontica Rooney Mara, se non mi credete: questa era lei nel 2009, questa è lei nel film) una giovane hacker dal grande talento investigativo, dall'infanzia problematica e da un presente a tratti ancora peggiore.
Quello che all'inizio sembra essere un semplice giallo presto si tinge di nero. Non si tratta di una semplice indagine su un delitto compiuto molti anni prima, ma di trovare un efferato serial killer.


E questa picchiata in acque gelide è davvero inquietante.
Chi parte aspettandosi un classico enigma della camera chiusa, rimarrà probabilmente deluso.
E' vero che la storia parte da quell'incognita, ma da quel punto la trama si allontana scendendo in oscuri abbissi.
Il protagonista è l'odio e la violenza verso le donne, che viene rappresentato in maniera cruda.
Fortunatamente in questo film la violenza incontra la sua punizione, ma nonostante la catarsi rimane addosso la sensazione di sporco e di ingiustizia per non poter cancellare qualcosa di così sbagliato e ingiusto.
Magari per fare bene queste cose bisognerebbe chiamare il Conte di Montecristo, che quanto a vendetta è il massimo.



Complessivamente il film è ben fatto e, per quel poco che posso dedurre da internet, più aderente al libro del primo film.
Sebbene la fine concluda le vicende relative al mistero della nipote, la storia dei protagonisti rimane aperta, lasciando un leggero amaro in bocca.
Se ci sia da aspettarsi il remake anche degli altri due film della trilogia, dipenderà dal successo al botteghino di questo. Di sicuro non mi dispiacerebbe vedere quali altri misteri Lisbeth e Mikael possono risolvere, e come la loro storia proseguirà, e questo cast con questo regista hanno dimostrato di saper lavorare davvero bene.
Vi consiglio di vedere questo film che vale un bel sette su dieci pieno, con l'avvertimento che alcune immagini crude e scene violente potrebbero dare fastidio ai più sensibili.


18 dicembre 2011

Sherlock Holmes un gioco d'ombre - una recensione

Guy Ritchie mi rende le cose troppo facili.
Partito come regista talentuoso con Lock and Stock e il più famoso The Snatch (andate a vederlo, posso aspettare), Ritchie è passato per un periodo creativo orribile per tutto il tempo in cui è stato sposato con Madonna.
No, sul serio.
Ha pensato che fosse un'ottima idea fare un remake di un film italiano mettendo sua moglie come protagonista. E quel film era Travolti dal destino.
Grazie Guy, col tuo esempio posso dire che sia il matrimonio che Madonna sono cose da evitare come la peste.
(Immaginate di essere abbracciati da lei e poi dover fare il regista. O forse è meglio di no.)
Fortunatamente nel 2008 i due si sono separati e Ritchie ha subito cominciato a risalire la china, prima con un mediocre RocknRolla e poi con i film su Sherlock Holmes (non il personaggio uscito dalla penna di Conan Doyle, ma quello venuto dai fumetti di tale Lionel Wigram).
 
(La lingua ferisce più della spada, ma una pistola ferisce più della lingua)
In questo secondo film, senza molte sorprese, Sherlock preferisce ancora una volta usare il suo intelletto superiore per pianificare dei combattimenti degni dei migliori ninja, piuttosto che per combattere il crimine, o meglio, preferisce combatter il crimine... ehm... combattendolo.
 
Come c'è da aspettarsi, sono pochi gli elementi comuni con l'omonimo personaggio di sir Arthur, di cui questa è più una gioviale reinterpretazione.
Ed è proprio in questo senso che il film è ben riuscito.
Adatto sicuramente ad un pubblico diverso dagli amanti degli enigmi celebrali, questo Sherlock si destreggia bene sia con le mani che con le cellule grige, dando divertimento molto di più a chi cerca uno svago per una sera, che una sfida alle proprie capacità deduttive.
Grazie alle frequenti scene d'azione, la logorrea in cui Robert Downey Jr indulge volentieri è limitata; le manie, le psicosi e le esagerazioni del personaggio sono usate in maniera creativa. Certo è, che come altri film in cui Robert Downey appare, sorge il dubbio se lui era l'attore ideale per il personaggio, se il personaggio è stato ricamato intorno a lui o se lui fa ogni personaggio nella stessa maniera.
 
(è nato prima il folle o Robert Downey Junior?)
Come in Iron Man, il protagonista è un bohemienne, eccentrico ed egomaniaco, in cui il confine tra follia e genialità è stato da lungo tempo sorpassato, giungendo nei pacifici pascoli al di là.
Ci sono ovviamente abbondanti strizzate d'occhio al rapporto che intercorre tra lui e Watson (interpretato da un bravo Jude Law), ma a chi non è mai venuto in mente questo pensiero?
 
("Bruce, sono sicuro che non sia il batarang quello che sento")
Se avete già visto altri film di Guy Ritchie sapete cosa aspettarvi.
Lui è l'esperto dei film basati sulla lunga truffa, ossia una serie di inganni, doppi giochi e colpi di scena di cui solo una o due persone sono pienamente a conoscenza e che si sveleranno per intero soltanto alla fine.
Il ritmo delle riprese è sincopato, alternando carrellate molto rapide ad altre molto lente, esposizione e avventura.
Per me questo è un modulo provato che funziona bene, in questo film ancor meglio che nel precedente. Gli attori interagiscono bene e nonostante l'azione più che abbondante la storia non è dimenticata e le risate non mancano.
C'è solo da sperare, quindi, che Guy Ritchie rimanga divorziato il più a lungo possibile.
 

04 dicembre 2011

Midnight in Paris - una recensione

Immagino che qualcuno debba aver il coraggio di dirlo.
L'ultimo film di Woody Allen, Midnight in Paris, è proprio mediocre.
E' scarso e c'è poco da fare.

(L'espressione che ha nel poster sarà mantenuta per tutto il film. Buon divertimento)
Ieri ho provato a vedermelo e dopo un'ora me ne sono uscito.
Non perché fosse pessimo, come altri film che ho pure visto fino alla fine.
Ma perché era insulso, pretenzioso e troppo sicuro di sé.
I personaggi sono delle macchiette, gli attori sono guidati in maniera approssimativa e spesso sono lasciati a se stessi (cosa da non fare se nel cast hai Owen Wilson e Kurt Fuller, attori chiaramente a proprio agio solo nelle commedie americane).

La trama, poi, si strizza l'occhio da sola, credendosi brillante.
Il protagonista, un nostalgico del passato, finisce nel passato dove incontra una parigina anni venti che è a sua volta nostalgica di un passato ancora più remoto.
Ah.
Lui sta scrivendo un libro sul gestore di un "negozio nostalgia" (praticamente a metà strada tra il robivecchi e l'antiquario) e incontra "casualmente" la proprietaria di un negozio nostalgia.
Uhm.
Quando il caso dice la coincidenza, eh?
Certo, quante possibilità c'erano?

(grazie Fight Club, tu sì che sei il migliore film in assoluto)

Come dice Hugo Pratt con Corto Maltese: "Tra sarcasmo e ironia c'è la stessa differenza che tra un rutto ed un sospiro." E l'ironia per poter funzionare deve essere lieve, accennata, sottintesa, non banale, greve o espressa.

Andava detto, non fatevi ingannare da Mollica (lui parlerebbe bene di tutto) o da altre recensioni. Questo è un film al massimo mediocre, e Woody Allen avrebbe dovuto fermarsi prima di Match Point.

E se adesso al cinema si degnassero di portare Real Steel (Hugh Jackman e robot che fanno la boxe? Ma yeah) o ancora meglio il film dei Muppets, io sarei molto più contento.

20 novembre 2011

Il peggior film

Le domeniche sono fatte per stare seduti con una tazza di caffè caldo tra le mani e chiedersi se si dormirà mai abbastanza.
Questa domenica, dato che non ho visto proprio nessun film ieri (le altre settimane mi sono sorbito soltanto due film orribili, rispettivamente Bar Sport, lo so, lo so... e Immortals.... .... sì volevo farmi del male), questa domenica è fatta per chiedermi quale è stato il film peggiore che ho visto.
Un film per essere veramente un film pessimo, non deve avere alcuna qualità che lo redima.

(giuro che non l'ho ritoccata io)
Film come "Dinocroc vs. Supergator" ad esempio, sono spettacolarmente brutti e stupidi, ma proprio per questo sono spassosissimi (niente come vedere un coccodrillo e un alligatore geneticamente modificati lottare ti risolleva la giornata). Il modo in cui affrontano i clichè di pieno petto, il fatto che la metà del cast sembra composta da ex attori di film porno, mentre l'altra metà spera di entrare nel mondo del porno almeno per mettere qualcosa di decente nel curriculum, l'idea stessa del film che è stata rubata al figlio di sei anni di uno degli sceneggiatori.
Tutto è perfetto per fare un film brutto.
E proprio per questo, questo non è il film peggiore che abbia mai visto, anzi personalmente gli darei un sette già solo per la scena in cui Supergator salta sopra un autobus e lo schiaccia (o per le abbondanti scene in cui donne prosperose vanno in giro in bikini senza un buon motivo)

(Con sta pioggia e con sto vento...)
Per fare un film veramente brutto, non è neanche sufficiente che sia brutto di per sè.
La casa dei mille corpi, ad esempio, è un film orribile senza il benché minimo pregio, ma non è ancora il film peggiore che abbia mai visto, perché almeno non porta con sè l'aspettativa di qualcosa di decente. Quando lo vai a vedere, non ti aspetti di trovarti di fronte ad un'opera rivoluzionaria, ti aspetti un film stupido in cui molte persone muoiono male.
Anche se, a dirla proprio tutta, questo film si avvicina parecchio ad essere il peggior film mai visto.


Per me, ad esempio, un film veramente brutto è Memento.
L'idea di per sè non sarebbe male. Un uomo che soffre di amnesia usa note e tatuaggi per cercare di trovare l'uomo che ha ucciso sua moglie.
Ma la realizzazione.
E' lento. Ma lento. Aiutatemi a dire lento.
Ripetitivo e noioso. Vogliono farti capire come sta lui che soffre di amnesia. E fanno rivedere sempre le stesse scene svelando un minimo alla volta fino a che non si arriva alla inevitabile conclusione dopo circa 47 ore (tante mi sono parse) di film. Quando arrivi alla fine non ti interessa più chi è l'omicida, vuoi solo che finisca così puoi riportare il dvd che hai noleggiato e continuare a vivere la tua vita e possibilmente dimenticare tutto.

Il mio peggior film non è neanche Requiem for a dream, anche se dopo averlo visto probabilmente vorrete suicidarvi. Requiem for a dream è così triste, che la parola "triste" neanche comincia a descriverlo. Ma lamentarsi perché un film del genere ti distrugge è come dire che Uomini e topi è brutto libro perché finisce male. E' quella l'idea, non che stia veramente paragonando uomini e topi a Requiem for a dream.

Insomma per essere un film brutto, non basta che sia brutto: deve portare con se l'aspettativa che non sia così brutto. E la delusione di una aspettativa, ancor più dei gusti, è una cosa molto personale. Inoltre deve essere realizzato male. Ci deve essere una grossa barriera che separi l'idea dalla realizzazione.
Quindi per me uno dei film più brutti mai visti è stato Watchmen.

(questo per dire che non sorriderete alla fine del film)
Tutto in Watchmen per me è stato brutto, dalla trama stupidamente nichilista, in cui l'unico concetto veniva ripetuto e ribadito fino alla nausea (il mondo deve passare dei momenti brutti per potersi riunire), fino all'aggeggio blu del Dottor Manhattan che veniva mostrato ad ogni possibile occasione.
La lunghezza del film.
Dura due ore e quaranta. DUE ORE E QUARANTA.
Immaginatevi di sentirvi ripetere sostanzialmente quell'unico messaggio "il mondo per riunirsi deve attraversare dei momenti orribili" per due ore e quaranta. E' un messaggio semplice, oltre che abbastanza stupido, non è di sicuro necessario ripeterlo tante volte per capirlo.
Gli effetti speciali sono brutti, i costumi sembrano le versioni tristi di quelli della Marvel o DC (sul serio, il Gufo notturno? Qualcuno voleva copiare Batman per caso?) e la cosa peggiore è che si prende terribilmente sul serio.
Con tutte le premesse che pone, questo film poteva essere meglio se avessero cambiato costumi, storia e lunghezza, o se avessero cambiato il tono da drammaticamente serio a sarcasticamente irriverente.

(Il gufo notturno ha il potere di coprire il pene del Dottor Manhattan. Da un grande potere...)
Fino ad arrivare ai momenti di vera alienazione.
Ad un certo punto la tensione sessuale tra il Gufo notturno e Spettro di seta (sul serio, non sono nomi d'arte di attori di film porno) scoppia a bordo della navicella volante di lui.
Una scena senza senso. Con Hallelujah di Leonard Cohen che suona sotto. Con inquietanti lunghe carrellate sugli stivali di lattice di lei. E le abbondanti stempiature di lui. Preoccupanti scambi di sguardi che potrebbero essere interpretati come passione, ma più che altro come orrore, e ciliegina sulla torta, all'orgasmo lei schiaccia inavvertitamente un bottone e succede questo:

(e il premio per la peggiore allegoria va a...)
La... navicella... getta... fuoco... da... perchè... come... cosa ho appena visto...
O... mio... dio.

E ditemi voi, qual è il film peggiore che avete visto, quello che ha infranto ogni possibile aspettativa per quanto bassa e ci ha camminato sopra con i tacchi a spillo della stupidità?
Io torno alla mia tazza di liquido caldo e ai miei interrogativi esistenziali. D'altra parte qui è ancora domenica.

30 ottobre 2011

Le avventure di Tintin - una recensione

Qual è, vi chiedo, il film con un'ottima fotografia, dialoghi divertenti, un mistero da svelare, un'ambientazione anni '40, battaglie navali migliori di quelle viste ne I pirati dei Caraibi e un simpaticissimo fox terrier bianco?


Come avrete intuito, il mio giudizio su Le avventure di Tintin - il segreto dell'Unicorno (il nome "Liocorno" era soltanto un errore di traduzione dei primi trailer) è parecchio cambiato da ieri. Apparentemente Stephen Spielberg e Peter Jackson sono riusciti nell'opera.


La trama, leggermente diversa dal fumetto da cui trae origine, narra di Tintin, un giovane giornalista belga, che compra in una bancarella di robivecchi una splendida miniatura di un veliero: l'Unicorno.
Appena acquistata, viene avvicinato da un uomo misterioso, che gli consiglia di liberarsi della nave, perché qualcuno senza scrupoli (adoro quando ci sono "persone senza scrupoli" in questi film) ha intenzione di prenderla.
Inutile dirlo, un perfido Ivan Ivanovitch Sakharine (dotato persino di una splendida Barba del male) si presenta affabilmente a Tintin con l'intenzione di comprare a qualunque prezzo la nave.
Tintin, da bravo giornalista, è più interessato a scoprire il mistero che circonda il modellino che prendere i soldi, e per questo rifiuterà l'offerta.
Questo porterà lui e il suo cane Milù in un mare di avventure.

Il film è realizzato al computer su performance di attori veri. I personaggi sono allo stesso tempo realistici, ma fumettosi (i nasi sono la parte del corpo più caricaturale), il risultato è comunque piacevole e divertente, e non inquietante e irreale.


Il 3d è ben integrato, e non ci sono lunghe e inutili scene dedicate solo a far vedere quanto sono stati bravi a fare il film in tre dimensioni (e mi riferisco a te, Christmas Carol in 3d), quindi è perfettamente godibile anche senza usare occhiali di plastica e spendere di più (se vi è possibile, comunque, questo è uno dei pochi film in 3d che veramente merita).

La fotografia nel film è eccellente. Gli scorci delle città, l'uso delle luci, i tagli delle inquadrature. In questo film si vede che c'è stata una direzione attenta degli artisti della grafica computerizzata.


Tintin, per quanto giovane, è un personaggio credibile (se non altro perché hanno ridotto la sua couperose nel film). E' dinamico e pieno di energie: è un vero eroe d'azione, che non esita a prendere in mano una pistola e ad usarla (ma se volete portare i vostri figli piccoli non vi preoccupate, la violenza è al minimo e non c'è sangue sullo schermo), ma è anche intelligente e pieno di curiosità.
E se in alcuni momenti sembra essere poco più che un adolescente, in altri sembra andare, in maniera più credibile, per i venti, venticinque anni.
Il ciuffo è stato, inoltre, leggermente sistemato, così che adesso somiglia molto di più ad una versione rossa di me quando mi sveglio, che ad Alfa Alfa delle Piccole canaglie.


Milù è un cane meraviglioso, e per fortuna hanno dedicato a lui alcune scene divertentissime.
Non gli hanno attribuito molti comportamenti umani, ma come cane è decisamente all'altezza del suo padrone. Un vero compagno d'avventura.

La storia è avvincente, i personaggi interessanti e il ritmo è ben misurato, tanto da tenere avvinto, ma senza affaticare.
L'azione è ben congegnata, e ci sono almeno un paio di scene abbastanza lunghe che vi sorprenderanno per l'assurdità e l'ingegnosità con cui sono eseguite.
Il film attinge alla sua logica da fumetto a piene mani e senza vergogna, rendendolo il punto forte di molti sketch comici, ma riesce a rimanere coerente e sensato nella trama principale.

Insomma, nonostante (o forse proprio a causa di) le mie paure, questo si è rivelato un ottimo film da consigliare a tutti.
Promosso a pieni voti.
E se ancora avete dubbi, andate a vederlo.

16 ottobre 2011

I tre moschettieri - Recensione

Che Dumas fosse un romaziere e non uno storico credo sia chiaro. Quando scrisse I tre moschettieri lo fece a puntate su una rivista. Come dire un telefilm dei nostri tempi.
Fece lo stesso con Il conte di Montecristo, tant'è che l'intera parte che si svolge in Italia di quel libro è stata scritta solo per accontentare il pubblico.
Dimentichiamoci quindi della storia dei tre moschettieri come trama intoccabile e vediamo se questo ennesimo remake ha qualcosa di interessante di suo per distinguersi dagli altri.


Battaglie su navi volanti con lancia fiamme e cannoni a ripetizione?
Questo... è indubbiamente qualcosa.

A differenza di quello che è successo con Drive, qui l'azione è solida e ben curata, e il trailer non mente sulla qualità del film.
Le scene di combattimento sono ben fatte e, una volta tanto, si capisce anche in quei momenti chi sono i nostri e chi sono i loro, non come in altri film, dove, per fare credere che ci sia molto movimento, a ballare è la telecamera (sto guardando te, Batman Begins).

(E' uscito mosso anche il poster, vorrà dire qualcosa?)
La comicità ha alti e bassi, con il re e un aiutante dei moschettieri a fare da spalla comica per le situazioni più calme. Fortunatamente il film non si prende praticamente mai sul serio e come c'è da aspettarsi il vero divertimento viene dall'azione stessa.

I colori sono vivaci e i toni farseschi.
Tutto è leggero come dovrebbe essere.
Non sarà il film dell'anno ma è di sicuro un buon modo per passare allegramente una serata.
E Dumas non se la prenda... 

09 ottobre 2011

Drive - recensione

Ho visto Drive.
Avrei fatto meglio a vedere i Puffi.

Va bene... proviamo ad elaborare un po'.
Questo è il trailer:

Vi sembra un buon film, vero?
Non lo è. E' un pessimo film. E' terribilmente lento, tutti i dialoghi potevano stare su un foglio e nessuno di questi è memorabile. La storia e gli eventi del film sono raccolti già nel trailer che avete appena visto e tutto il tempo restante sono noiosissime inquadrature fisse.
Uno pensa, ma se si chiama Drive, ci sarà almeno qualche inseguimento, no? Sembra un film d'azione!
Tutte le scene in macchina sono sostanzialmente raccolte nel trailer. Tutte.
Che film di mer

02 ottobre 2011

L'alba del pianeta delle scimmie - recensione

Ieri ho visto L'alba del pianeta delle scimmie, e sebbene abbia qualche elemento interessante non mi sento di consigliarlo vivamente.
Questa recensione probabilmente conterrà spoiler su questo film e forse anche sull'originale film Il pianeta delle scimmie del 1968 (che invece vi consiglio vivamente di vedere)

Vediamo brevemente la storia: Will Rodman è uno scienziato che cerca di trovare una cura per l'Alzheimer che afflige suo padre. Durante le sue sperimentazioni su un gruppo di scimmie, riesce a creare un virus che rende le scimmie enormemente più intelligenti. Tuttavia un incidente durante la riunione che doveva garantire il finanziamento alla ricerca porta all'azzeramento del progetto.
Will riesce a salvare una scimmia dal gruppo, Cesare, che dimostra in breve doti di intelligenza superiori.
Di qui, una serie di eventi porterà alla rivoluzione delle scimmie.


Parliamo innanzitutto dei suoi principali problemi:
Come si capisce già da questo trailer, la trama ruota intorno al classico clichè della scienza come foriera di sventure, per l'esatezza ricade in almeno tre sotto clichè: a) Per la scienza! b) La scienza è male c) L'ingegneria genetica è la nuova bomba atomica.
Questa è la base stessa del film, sebbene arrivi solo raramente in primo piano.
Cercare di far progredire la scienza è male, indiscriminatamente, indipendentemente dall'obbiettivo o dai risultati. Non importa che la ragazza di Will abbia sotto gli occhi gli effetti di questa malattia e la miracolosa portata della cura: il padre di Will per cinque anni torna ad essere nelle sue piene capacità e Cesare dimostra in maniera lampante un'intelligenza superiore.
La scienza è male: ci sono cose che non devono essere toccate, e chi lo fa non può che portare sventura sull'intera umanità per colpa della sua hýbris.
Retrospettivamente la parte stupida è che la ragazza di Will, veterinaria allo zoo e amante degli animali, sia più scioccata dall'obbiettivo che Will e la sua compagnia vogliono ottenere, anziché dagli esperimenti che conducono su cavie vive, sugli scimpanzè che lei dice di amare, tenendoli chiusi in gabbie, e sottoponendoli ad ogni tipo di test. Quindi curare l'alzheimer e altre malattie degenerative: male; fare esperimenti su scimpanzè: bene. Doh?

(La scienza è male perché è male, in foto: una tautologia)

L'originario Pianeta delle scimmie ruotava invece intorno al concetto esattamente opposto.
Un gruppo di uomini finiti con un'astronave su un pianeta alieno veniva catturato dalle scimmie, unici esseri superiori sul pianeta, dominate da un clero con visioni oscurantiste sulla scienza.
L'assurdità dei dogmi diffusi dal clero e la crudeltà nel difenderli era resa tanto più chiara dal contrasto con l'estremo avanzamento del protagonista umano che aveva come unico mezzo di salvezza quello di dimostrare di non essere di essere di quel mondo e di esserci arrivato viaggiando nello spazio.

(l'oscurantismo non ha mai ucciso nessuno. O forse sì?)

Quindi, da un lato, nel film nuovo abbiamo la volontà di curare una malattia, attraverso l'ingegneria genetica, che è vista aprioristicamente come male; dall'altro, nel film vecchio abbiamo una visione nuova ed estranea sul rifiuto dogmatico della scienza, un perfetto parallelismo con l'attualità.
Sia il concetto che il modo di illustrarlo sono grandemente migliori nel film originale, non c'è che dire.


Tra gli elementi positivi, invece, includerei un ragionamento che, seppure non presente nel film, è da esso scaturito.
Qual è la differenza tra intelligenza, educazione e istinto?
Il film sembra ondeggiare in queste definizioni, facendo di volta in volta perno su uno dei concetti per far progredire la trama.
Cesare, lo scimpanzè, è intelligente perché riesce a risolvere problemi logici, gli viene insegnato a parlare la lingua dei segni ed è istintivamente in grado di esprimere i propri sentimenti e raggiungere concetti astratti.
Cosa fa esattamente la medicina sperimentale che gli viene somministrata? Quale di questi tipi di intelligenza viene effettivamente sviluppato e in che modo?
E poi, in che modo si può effettivamente valutare l'intelletto di un individuo?
E' il modo in cui impara le cose?
E' la sua capacità di astrarre concetti da quello che possiede?
Oppure è la coscienza di sé?
E in che ordine questi elementi sono necessari per poter creare un essere "Sapiens"?

E da questo punto si potrebbe partire per discussioni di gran lunga più interessanti del film tutto sommato mediocre che è stato creato.