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13 luglio 2011

Mascotte

Come io vivo in un freddo e umido sotterraneo, così l'amico con cui studio per il concorso vive al quinto piano di un palazzo, e quando vado a studiare da lui stiamo in una veranda.
Mentre i miei problemi possono venire da terra, sotto forma di cose che strisciano, zampettano e in genere gironzolano, il mio amico ha un altro problema.

(lo sguardo cattivo è solo l'inizio)
Già dal primo giorno che ci siamo messi in quella veranda coperta, dalle pareti sottili, ho sentito qualcosa muoversi.
Molto distintamente.
Normalmente non mi sarei preoccupato troppo. Avevo visto altri uccelli atterrare sulla sua terrazza, ma questo zampettava in maniera strana.
Tipo ticchettava.
Non so... faceva:
ticheticheticheticheTICHETICHETACHETACHETACHETACHETichetiche avanti e indietro per il tetto.
Quelle non erano zampe normali d'uccello.
Ve lo posso assicurare.

Studiare per il concorso notarile, d'estate poi, di sicuro non fa bene.
Ma vi posso assicurare che dopo qualche ora l'idea che mi sono fatto della bestia che camminava sul soffitto è questa:

(Se avete il coraggio cliccate sull'immagine per ingrandire il PICCIORAGNO!)
Esattamente.
Un ragno piccione.
Amichevolmente ribattezzato piccioragno, ora è la nostra mascotte.
E vorrei che non stesse appeso alla sua tela a guardarci dalla finestra mentre studiamo.
Sul serio... dondola anche col vento.

14 aprile 2011

Passivo aggressive

Qualcosa di strano e vagamente inquietante sta succedendo alle porte dello scannatoio (altresì noto come loft al contrario o tana in cui soggiorno).

(ricostruzione al computer della Tana secondo gli esperti)

Qualcosa che potrebbe essere ricondotto ai feroci cambiamenti climatici, allo sfruttamento intensivo dell'agricoltura, all'uso di pesticidi, al Niño, alla scomparsa delle api, agli ufo, alla votazione del processo breve, alle escort, o, molto più probabilmente, a una maledizione passivo-aggressiva molto sordida.
Sapete, no? Quelle maledizioni che non sono un augurio di male, sono un auspicio di scomodità. Invece di: "Mi auguro che ti versino acido al posto dell'acqua al bar!" o "Ti dovrebbe cadere il pene e rimbalzarti nel sedere!", qualcosa tipo: "Spero che la tua birra sia tutta schiuma!" o "Vorrei vedere la tua faccia quando ti daranno il decaffeinato al posto del caffè normale!"
Ecco.
Questo tipo di maledizioni.
Il tipo di maledizioni che può fare qualcuno che si sente in colpa ad augurare del male a qualcun altro, ma lo fa lo stesso, e spera che succeda qualche inconveniente, niente di grave o irreparabile.

Voi vi starete chiedendo a questo punto: "ma che cavolo succede?"
Vedete questo passero:

(tranquillo, non si parla di te, puoi continuare a guardare quei cosi arancioni)
Senza entrare in disquisizioni ornitologiche, diciamo che due suoi cugini si sono amminchiati con la maniglia della porta della mia tana, e vengono da un paio di giorni a cacarci sopra.

E non è neanche uno sforzo da poco per 'sti passeri, ché per farlo sbattono contro il vetro, al volo, giusto sopra la maniglia, e di rimbalzo fanno quello che devono fare. O non devono. Non dovrebbero. Beh, lo fanno e lo fanno anche in abbondanza.

Li ho visti pure stasera, di fronte alla porta a parlare, come a dire:
"Beh, è stata una faticaccia, ma guarda quant'è smerdata ora!"
"Te l'avevo detto io che dovevamo mangiare quei lombrichi."
"Quando hai ragione, hai ragione."
"Dammi il 3!"
E giù a darsi di zampe e pacche sulle ali.
Gli stronzi. 

(metodi illustrati di hi-three per uccelli)

Ecco, tutto questo mi ha fatto pensare: e voi che maledizioni passivo aggressive avete pensato per i vostri nemici?
Ma soprattutto, che v'ho fatto?
Mentre riflettete su una risposta io piazzerò la mia gatta lì fuori, sembrava avesse parecchia fame poco fa, non si sa mai che i passeri volessero tornare...

23 agosto 2008

Super M.

Sono pronto a scommettere che tra le vostre preoccupazioni di recente non c'è stata quella di chiedervi se alla fine il bagno l'ho fatto.
...

Beh, la risposta è no comunque.
Sto studiando un po' di meno, ma misteriosamente montagne di cose da fare si sono accatastate e si stanno riversando su di me, impedendomi di raggiungere le spiagge.
E mentre c'è chi parla di rientro e chi invece sta partendo io, che un'estate ci sia o ci sia stata, non me ne sono accorto.
Ad esempio mi sono accorto che vivere in una tana interrata su tre lati (definito da alcuni loft al contrario, da altri garçonniere o pied-à-terre, da altri ancora, più semplicemente: Scannatoio) può avere i lati positivi, ma ha anche quelli negativi.

Come ad esempio il fatto che il malefico armadio (v. immagine 1: la vera natura dell'armadio) abbia preso tanta umidità da aver attratto i migliori amici di Fleming sotto il cassetto delle magliette.
Strano odore, pensavo, questa maglietta.
Ma prendiamo questa cintura oggi, che è un po' che non la metto... cos'è sta roba?
Muffa?
Sì, muffa.
Stare interrati su tre lati e appoggiare incautamente un mobile di compensato e pasta frolla, maligno fino alle viti, alle pareti sono due cose che non vanno d'accordo.

Per cui ho comprato uno stendi panni apposta, e ho lavato e steso tutte le mie magliette. Alcune anche due volte (ricchi premi e cotillon a chi indovina dov'è la maglietta che ritraggo sempre per le mie vignette)

Ho lavato il cassetto.
Tre volte.
Ho usato anche la candeggina (ah! la candeggina, mettine abbastanza e distrugge tutto).

Mi sono trattenuto prima di passare alcol e un accendino, anche perché sarà pieno di malvagità, ma è sempre fatto di compensato e pasta frolla l'armadio, e poi dal posto da cui viene sarà abituato alle fiamme...
Per sicurezza ho siliconato gli spiragli, l'ho staccato dalle pareti, gli ho messo delle lastre di plexiglass che mi avanzavano dietro, a lato e sotto, e ho verniciato l'orto di funghi.
In più deumidificatore a palla.
Per finire ho passato una mano di candeggina sui muri di mezza camera.
A quanto pare, tanto, l'intossicazione da candeggina è meno pericolosa della muffa.
Ma l'avventura non finisce qui...

Che Super Mario, l'eroe della Nintendo, fosse un idraulico è risaputo, anche se, secondo me, le sue avventure se le faceva nel tempo libero mangiando strani funghi e saltando sopra ignare tartarughe... quello che non si sa è che io, Super M., mi so dare da fare anche coi cavi elettrici.
Essì, nonostante la carenza di un Luigi a coprirmi le spalle, con un ostile Bowser che fa di tutto per rompere i coglioni (v. immagine 2: Zenone, in arte Bowser, che si riposa dopo le estenuanti lotte con Super M.) ho smontato, spellato cavi, preso occasionalmente la due-evventi, montato e assicurato, infine, alla parete il cavo della salvezza.
Quello che distingue il selvaggio dall'uomo civilizzato.
Quello su cui cammina l'intera evoluzione dall'invenzione della ruota, alla pizza a domicilio.
Quello, insomma, che mi garantirà di leggere libri a letto senza dovere farmi una passeggiata per accendere o spegnere la luce.
Questo sì che è un passo in avanti.

Ma come se tutto questo non bastasse, arrivato a fine giornata, quando vorrei andare a riposarmi, devo anche lottare con loro due ogni giorno:

(per chi se lo chiedesse, sì, ho un copridivano fatto con l'Union Jack, e allora? A loro piace, poi ce l'aveva anche Onitzuka, quindi non criticherei molto)
Marcello e Nikita.
Qualcuno dirà, Ma cosa faranno mai sti gatti?
Riempire di peli tutto quello che avevo appena pulito?


Cercare di mangiare la tartaruga?


Uccidermi di coccole?


O semplicemente fare sembrare un terribile affronto il cacciarli fuori quando devo andare a dormire, anche se sono rimasti a poltrire per più di dieci ore filate sulle bandiere?
Decidete voi, io vi risparmio lo sguardo ferito di Marcello quando capisce che non può dormire con me...
E, dopo lunga analisi, ho deciso che vi salverò inoltre dall'inutile supplizio di vedere me a fine giornata.
Niente autoscatto, dunque.
Sappiate solo che non essere fotogenici, aver lavorato tutto il pomeriggio, e non aver passato un giorno a mare nell'ultimo mese non fanno bene per il proprio aspetto.
E ora vado a cacciare Nikita.
Buona notte

27 febbraio 2008

Bricolage

Comincio che tutto sembra semplice.
Che ci vorrà a montare un armadio?


Metto in verticale il pezzo A, poi gli accosto i pezzi B e C.
Vado a mettere di fronte il pezzo D e mi accorgo che il pezzo E in verità è il pezzo A-zero, che andava messo quindi prima di tutti.
Cerco di metterlo comunque tra A e D.
Il pezzo B perde il suo equilibrio precario, dimostrando ancora una volta (se necessario) che la condizione naturale dei corpi è la caduta addosso ad altri corpi, e mi precipita alla base del collo.
I pezzi A, C e D presi di invidia cadono pure. Tutti in direzioni opposte.

Prendo il pezzo A-zero e lo metto insieme ad A e B. Mentre reggo col bernoccolo B, e col ginocchio A, cerco con gli occhi il pezzo C, il quale ha approfittato della mia distrazione e si è allontanato a distanza di sicurezza scavandosi una trincea.
Controllo la staticità di A, B e C e mi convinco di potercela fare. Reggo con una mano B che sembra il pezzo più a rischio.
Prendo C e mi giro appena in tempo per essere investito dall'onda d'urto del secondo collasso.
La trincea scavata da C mi ripara appena.
Polvere, trucioli e viti dovunque.

Prendo il mastice.
Incollo il truciolo che era fuggito...
'strano... esce poco mastice....'
Ecco, incollato. Ora poggiamo il tubetto...
'strano, perchè rimane attaccato alla mano?'
...
Tubetto rotto. Esce colla anche dal fondo. Perfetto...
...
'Bene... basterà lavare e....'
Niente.
'Magari se la tolgo con lo scottex...'
Ora le mie mani sono piene di colla e coperte di brandelli di scottex.
'Humm....'
Se non mi sbaglio la trielina dovrebbe sciogliere la colla.
Ecco..
Un litro di trielina, ma sono come nuove. Puzzano un po'... sono un po' sbiancate.... ho perso uno strato di epidermide, ma sì: non c'è più colla.
Bene. Dov'eravamo?

Ricominciamo.
Appoggio A al muro. Metto A-zero al posto suo. B e C (stavolta ammanettato ad una caviglia per evitare fughe) in posizione precaria.
Bene.
Ora basta mettere D e poi......
katabbbBBBBBOOOOOOOOOOOOOooooommmmm..... piff....
...
...
MERRRR.....

Riprendo il mastice.
Stavolta con più attenzione.
Saldo i pezzi in stile P. E. Baracus dell'A-Team.
Ricomincio ancora una volta da A-zero, ma stavolta metto insieme contemporaneamente tutti i pezzi, grazie all'ausilio del terzo e quarto braccio provvidenzialmente spuntati sotto le ascelle e ai miei super-sensi di ragno.
Prendo il cacciavite a carciofino e stringo tutto, anche viti che prima non esistevano.
Il truciolato scricchiola, ma regge.
Impongo il simbolo segreto di Akrt'Shoggot, semidemonio della nona malebolgia, sulle giunture e pugnalo il cuore dell'armadio con un coltello d'argento, fuso in un circolo di mobili sacri durante una notte di luna piena da un druido svedese.
Gli faccio nove giri in senso antiorario intorno, su un solo piede (quello su cui non era caduta l'anta alla terza ricostruzione) e ululo alla luna.
...
Risuona il Dies irae.



Buon segno...
Vuol dire che è a posto.
Ora andiamo a riposare.

p. s.: il numero dei pezzi è stato diminuito in confronto a quello reale per ragioni di esposizione...
p. p. s.: Addendum per la rubrica il pazzo. E' arrivato quello che ha visto troppo l'esorcista e cerca: "acufene voce satana"... Imperdibile!