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07 aprile 2013

Il cielo sopra il porto

"Il cielo sopra il porto aveva il colore della televisione sintonizzata su un canale morto."
W. Gibson - Neuromante
(perché abbiano scelto questa immagine che non c'entra nulla col libro, proprio mi sfugge)

 La frase iniziale del Neuromante, uno dei primi e migliori romanzi cyberpunk di sempre, è estremamente ricca di significati e con poche parole è in grado di introdurre l'intero genere.
E se può sembrare che io legga più di quanto lo stesso scrittore possa aver pensato, ricordetevi che questa è la prima frase del libro, quella in grado di vendere o condannare un libro, una frase tanto limata da essere diventata un rasoio, possibilmente l'ultima frase ad essere scritta dell'intero libro.

14 luglio 2008

Donne di cui innamorarsi

Farò il meme.
E non perché finalmente ho trovato quello che cercavo: l'ispirazione, non del tutto almeno.
Lo farò soprattutto per due motivi.
Il primo è che sto preparando un nuovo post più corposo e più a tema col mio blog e non mi piace che si accavallino.
Il secondo e principale motivo è perché non ce la faccio a vedere il Twitter soffrire così da più di due settimane: ogni tanto mi collego ed è la che annuncia che sto lavorando a sto cazz' e meme. Basta con questa tortura!
Allora, diciamo subito che la L.I.P.U., a tutela del povero Twitter indifeso, può andare a prendersela con Ross e J. Cole, che mi hanno mandato questo meme.

Argomento: pensare a due personaggi, uno del cinema e uno della letteratura, dei quali mi potrei innamorare.

Cominciamo con la letteratura, che è stata quanto mai problematica, perché, nonostante ci fossero molte donne co-protagoniste nei libri che ho letto, le loro descrizioni erano sempre abbozzate, imprecise o, nel migliore dei casi, approfondite, ma per niente interessanti o capaci di farmi innamorare.
(prima considerazione: che libri misogini che leggo)

Insomma, non ho letto Piccole donne e non volevo mettere Calipso dell'Odissea, anche se le sue attrattive ce l'aveva: ninfa, bellissima, proprietaria di un'isola e offriva l'immortalità.
Personaggio interessante, ma che questo basti a farmi innamorare di lei, credo di no... al massimo un matrimonio di convenienza.
(seconda considerazione: pur di diventare ricco e immortale mi sposerei senza amore, ora potete dire che sono una brutta persona)

Una ragazza di cui potrei innamorarmi, invece, si chiama Clarisse McClellan. Non vi stupite se non la conoscete. E' una ragazza che appare solo per poco in Fahrenheit 451, di Ray Bradbury.
Lascio che sia lei a descriversi:
"Dunque, ho diciassette anni e sono pazza. Mio zio dice che queste due cose vanno sempre insieme. Quando qualcuno ti chiede quanti anni hai, mi ha detto, tu di' sempre diciassette e che sei pazza. Non è forse una bell'ora questa, di notte, per fare due passi? Mi piace sentire l'odore delle cose, guardare come sono fatte, e alle volte resto alzata tutta la notte, a camminare, e a vedere il sole che si leva."

Quindi tanto per cominciare mi attirerebbe la sua stranezza, la sua diversità, la curiosità, essendo, d'altra parte anche io "strano".
No, l'età no (pervertiti che non siete altro).
Essere troppo giovani equivale quasi sempre ad immaturità. E sinceramente non riesco ad innamorarmi di persone immature.
Inoltre si scoprirà che è anche una grande amante dei libri.

E ora sentiamo che dice il protagonista di lei:
"Egli si vide con gli occhi di lei, sospeso in due lucenti gocce d'acqua fulgida, particolarmente nero e piccino, con le rughe agli angoli della bocca, ogni altra cosa, tutto contenuto lì dentro, come se gli occhi di lei fossero due miracolosi pezzi d'ambra violetta, capaci di catturarlo e mantenerlo intatto. La sua faccia, volta ora verso di lui, era fragile cristallo di latte, con dentro una luce molle e continua. Non l'isetrica luce dell'elettricità, ma... che cosa? ma la luce stranamente confortante, rara e lievemente adulatrice, carezzevole, d'una fiammella di candela. [...]
Montag si fermò bruscamente: "Sapete che siete una ragazzina molto stramba?" le disse, fissandola. "Non avete dunque il minimo senso di rispetto?"

Quindi: profondi occhi scuri, quasi viola, pelle chiara, una luce interiore. E il tocco finale?
Qualcuno che le dice che è stramba.
Ok, forse non me ne innamorerei, ma di sicuro sarebbe una ragazza interessante.
(terza considerazione: sono un inguaribile narcisista capace di innamorarsi solo di una versione femminile di me stesso)

In alternativa (ho resistito più che potevo all'autocelebrazione, ma alla fine ho ceduto) ci sono anche due donne, esattamente come vorrei che fossero, in un paio di miei racconti.


La prima è Janis, una cantante bella e dalla voce magica, che potete trovare in una cadillac nera ne La ballata del deserto.


L'altra è Asuke, una donna d'azione, moglie di un potente membro della Yakuza, presente in ben due racconti: Un blues per Raz Chevaleza e Dal lato sbagliato del bancone.

Ok, dopo un po' di autopromozione, posso passare alla donna di un film di cui mi innamorerei.

Avevo cominciato pensando a Jodie Foster del Silenzio degli innocenti, sarà perché mi sento molto Lecter, sarà perché m'è sempre piaciuta lei anche se ha fatto molti film inutili (leggi: Panic Room, Flight Plan).

(tante possibilità e poi?)

Poi c'ho pensato meglio. E mi son detto. Molto meglio la super-sexy Angelina Jolie in qualunque film (Mr & Ms Smith, Wanted...), della simpatica ma scialba Jodie/Clarice investigatrice.

(anche considerato quanto lei sia dimagrita col tempo)


Ma continuando a pensarci, la trovavo comunque una scelta un po' scontata, ovvia. Ed è stato allora che m'è venuta l'illuminazione!

Ho visto molti film horror, pieni di morti/non-morti, morenti e morituri, ma solo in uno c'è stata una donna che ha fatto quello che andava fatto quando andava fatto, e poche chiacchiere.

Il suo nome è Naomie Harris e nel film 28 giorni dopo faceva la parte di Selena.
Cosa ha fatto questa pulzella di tanto speciale per meritare la mia ammirazione incondinzionzata?
Ha ucciso un ragazzo a colpi di machete per il sospetto che fosse stato infettato.
Basta chiacchiere tipo 'aspettiamo... non sono veramente infetto... troviamo una cura...'
Sei stato contagiato?
Devi morire!
Trovo che non ci sia dote migliore in una donna che sapere cosa fare in caso di attacco di zombie.
E' la mia donna ideale.
Bella, forte, sveglia e disposta a tutto.



(quarta considerazione: la mia scala di valori è profondamente alterata)

25 febbraio 2008

Gaijin!

Gaijin.
In giapponese straniero o estraneo.
Inteso in senso negativo, ovviamente.

Non sia mai che si pensi all'estraneo senza avere paura, repulsione o odio.
In fondo siamo tutti gaijin l'uno per l'altro.
Siamo circondati da una violenza trattenuta a stento, nascosta nella cortesia, nella freddezza.
Nelle parole, nei sorrisi, nei silenzi c'è tanta violenza quanto in una katana coperta di sangue.
E' questa l'idea alla base di Gaijin!, il libro scritto da Luigi Bernardi e illustrato da Onofrio Catacchio.

Sono una serie di racconti non più lunghi di una pagina, con illustrazione nella pagina a fronte, autoconclusivi.
Sfogliando il libro di volta in volta troverete la paura, l'incomprensione, la repulsione e l'odio per l'altro.
C'è l'incapacità (o la mancanza di volontà) di comprendere l'estraneo, visibile in tutte le sue sfumature dal rosa, come nel racconto "la ciclista americana", in cui il personaggio viene fermato da una turista che gli chiede delle informazioni; lui, che avrebbe l'occasione di conoscere una ragazza, quasi spaventato al pensiero si allontana; al nero del racconto "la bionda" in cui il protagonista sogna di uccidere le sue compagne di viaggio in treno solo perchè il loro chiacchiericcio insulso lo infastidisce.

Ma si sbaglierebbe a pensare che gaijin sono solo le persone che incontriamo, quelle che attraversano la nostra vita penetrando nella nostra sfera personale. Gaijin siamo noi per gli altri, e per noi stessi. Il Gaijin sente il vuoto, la mancanza di vere relazioni, è accecato dalla sua rabbia, che lo rende estraneo ed estraniato, alieno a questo mondo.

Un libro sicuramente non per palati gentili. La scrittura è cruda e diretta.
La rabbia, l'odio e la paura sono espressi in maniera forte e senza metafore, ma forse abbiamo bisogno di qualcuno che ogni tanto ci ricordi le ipocrisie della nostra vita.

03 settembre 2007

Settembre

"Se noi ombre vi siamo dispiaciuti,
immaginate come se veduti
ci aveste in sogno, e come una visione
di fantasia la nostra apparizione.
[...]
A tutti buonanotte dico intanto,
finito è lo spettacolo e l’incanto...
"

Sogno d'una notte di mezza estate - Shakespeare

20 agosto 2007

Marilyn

In attesa di riuscire a riordinare le idee dopo un viaggio abbastanza movimentato e un rientro ancora più trafficato, vi lascio con una delle barzelette più cattive che abbia mai sentito. Tratta dal libro Fight Club di Chuck Palahniuk:

Tyler appoggia la testa e dice: "Se Marilyn Monroe fosse viva in questo momento, che cosa starebbe facendo?" [...]

"Starebbe grattando il coperchio della sua bara."


...

A pensarci bene, visto che sono dell'umore ci aggiungo un paio di vignette di Kris che stanno spopolando su DeviantArt. Fanno parte della serie Zombie Gesù che avevo già iniziato a tradurre.

Mi è capitato di mangiare con qualcuno che pregava prima di iniziare. Improvvisamente mi sono sentito molto maleducato....

31 marzo 2007

Una qualità non comune


"Furono per prime le mamme ad accorgersi della benefica influenza di Momo. [...] Perchè dunque? Forse che Momo era tanto straordinariamente saggia da dar buoni consigli alla gente? Sapeva sempre trovare la parola giusta quando qualcuno le chiedeva conforto? Era in grado di esprimere giudizi equi ed assennati?
No, Momo aveva le stesse capacità di qualunque altro bambino. [...]
Sapeva fare magie? Conosceva filastrocche arcane capaci di annullare amarezza, preoccupazioni e patimenti?[...] No, niente anche di questo.
Quello che la piccola Momo sapeva fare come nessun altro era: ascoltare.
Non è niente di straordinario, dirà più di un lettore, chiunque sa ascoltare.
Ebbene, è un errore. Ben poche persone sanno veramente ascoltare. E come sapeva ascoltare Momo era una maniera assolutamente unica."

Momo - Michael Ende. Un bellissimo libro adatto ad ogni età.

25 marzo 2007

Panico

Oggi ho avuto un lungo momento di panico. Nel mondo moderno, fatto di certezze assolute, di tempo scandito con precisione millesimale, di orologi con cronografi e diciassette quadranti, in questo mondo per un lungo momento non ho saputo che ore erano.
Colpa dell'ora legale, ma anche di una mancanza di coordinazione.

Arrivata l'ora di cena e sentendo fame ho guardato che ore erano e improvvisamente mi sono chiesto, ma l'orologio del mio computer è aggiornato all'ora legale?
Io non l'ho aggiornato.
Credo.
Forse il mio cellulare.
Ma l'ho sistemato ieri notte quando sono rientrato?
Boh. Ho bevuto un po', era tardi...
No, aspetta. Di sicuro l'orologio da polso l'ho sistemato.
Sì.
Ma l'ho mandato avanti o indietro di un'ora?
Riguardiamo il computer.
Non l'ho sistemato, quindi dovrebbe avere l'orario vecchio. Ma se si fosse aggiornato da solo?
Insomma, il mio corpo sapeva esattamente che era ora di mangiare, ma la mia testa, senza un ausilio esterno, si sentiva decisamente persa.

"Lontano, nei dimenticati spazi non segnati nelle carte geografiche dell'estremo limite della Spirale Ovest della Galassia, c'è un piccolo e insignificante sole giallo. A orbitare intorno a esso, alla distanza di centoquarantanove milioni di chilometri, c'è un piccolo, trascurabilissimo pianeta azzurro–verde, le cui forme di vita, discendenti dalle scimmie, sono così incredibilmente primitive che credono ancora che gli orologi da polso digitali siano un'ottima invenzione."


(Douglas Adams – La guida galattica per gli autostoppisti – Mondadori, traduzione a cura di Laura Serra)

28 febbraio 2007

Scuotivento

Scuotivento poteva chiedere pietà urlando in diciannove lingue, e solo urlare* in altre quarantaquattro.

*Questo è importante. Viaggiatori inesperti possono pensare che “Aargh!” sia universale, ma in Betrobi significa “molto divertente” e in Howondalandia, può significare “Mi piacerebbe mangiare il tuo piede”, “Tua madre è un grande ippopotamo” e “Salve, Pensa Signor Gatto Viola.” Una particolare tribù ha una temibile reputazione di crudeltà solo perché a loro sembra che i prigionieri urlino “Presto! Più olio bollente!”



Citazione tratta dal libro di Terry Pratchett "Tempi interessanti", immagine presa qui

09 dicembre 2006

La risposta

"Alle domande più importanti si finisce sempre per rispondere con l'intera esistenza. Non ha importanza quello che si dice nel frattempo, in quali termini e con quali argomenti ci si difende. Alla fine, alla fine di tutto, è con i fatti della propria vita che si risponde agli interrogativi che il mondo ci rivolge con tanta insistenza."
Sandor Marai - Le braci

20 settembre 2006

Survivor

"Questo è il mio pesciolino numero seicentoquarantuno in una vita costellata di pesciolini rossi. I miei genitori mi comprarono il primo per insegnarmi cosa significasse amare e prendersi cura di una creatura vivente del Signore. Seicentoquaranta pesci dopo, l'unica cosa che ho imparato è che tutto quello che ami morirà."

Chuck Palahniuk - Survivor

29 agosto 2006

Vita da studente

"Il fiume si trascinava pigro sul fondo del proprio letto come uno studente alle undici del mattino."

Terry Pratchett - Uomini d'arme