Visualizzazione post con etichetta i pecuri. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta i pecuri. Mostra tutti i post

04 luglio 2011

A pedi i piru

(Temete lo sguardo giudicante della Pera Iraconda)

"Stari a pedi i piru" - Stare ai piedi del pero - (Angl.= To be at the pear's feet)

Con questa interessante frase in calabrese s'intende l'essere ben lontani dal completamento di un'opera, dover ancora cominciare la stessa, avere moltissimo lavoro da fare e non avere ancora iniziato.
Da non confondere con "I pedi i pira" che in calabrese non ha un significato particolare.
Comunque è molto più facile disegnare una pera, che un pero.

Inoltre questa non è una pera qualsiasi!
Questa è l'iraconda Pera "se-mi-stai-guardando-vuol-dire-che-non-stai-lavorando", disegnata in un momento di pausa tra un'esercitazione e l'altra per illustrare i progressi relativamente al compito pomeridiano e risistemata successivamente al computer solo per te, internet.
La Pera Iraconda, nata da un albero di Pero Sapiente, capisce quando tu non stai lavorando e continua a guardarti male finché non porti a termine il compito iniziato.
Averla a portata di mano già in questo momento vi ricorderà di non stare al computer a girare sui blog e di tornare al lavoro.
Come dovreste fare.
...
Ora.
...
(e come dovrei fare pure io... non mi guardare male Pera...)

30 giugno 2008

Tu perc'

Avete presente quella sensazione di noia, angoscia, apatia e atarassia, quasi abulia, l’aprire i cassetti e richiuderli senza aver preso nulla, lo sciabattare per casa senza meta, l’aprire il frigorifero e guardare per mezz’ora il formaggio (o altro cibo da frigorifero a scelta) come a chiedergli ma tu ti faresti mangiare, lo stare seduti e guardare nel vuoto con la testa di sbieco e lo sguardo crucciato, il voler uscire ma non sapere dove andare, l'avere un forte desiderio di fare qualcosa con una mancanza di voglia di fare qualunque cosa delle stesse esatte proporzioni a controbilanciare.
Mai avuto tutte queste sensazioni?
Ecco in Calabria questo stato si chiama poseja.
Parola fondamentale per spiegare l'angoscia esistenziale che attanaglia i calabresi da generazioni e che gli impedisce di comportarsi a modo.
Adesso pure voi potrete dare un nome alle vostre domeniche pomeriggio.

L'inglese: gran lingua.
Pensate che una delle parole inglesi (non sozze) più conosciute dai giovani deriva (forse) dal calabrese.
Piercing (dall'inglese to pierce: bucare, forare), ha il suo omologo calabro in perciare. (voce del verbo tu perc')
Uno dei proverbi più famosi e usati localmente che contiene proprio questo verbo è: "Comu dissi u surici 'a nuci, 'ammi tempu ca ti perciu." che a Oxford tradurrebbero "How the mouse said to the nut, give me time and I will pierce you." Chiarissimo, no?
Il latino, stringato e senza cuore, direbbe "gutta cavat lapidem", ma siccome quando si parla di lapidem qui, se va bene, ci si tasta tra le gambe, se va male, partono sonori "TIE'!" accompagnati da illustrative corna (purtroppo con la c minuscola, non maiuscola), si preferisce la versione dialettale, usata, tra l'altro, dai giovani riguardo a dame resistenti alla corte nella versione abbreviata: " 'Ammi tempu ca ti perciu...".

Il calabrese spiega con un altro suo proverbio un misterioso fenomeno che ognuno di noi avrà incontrato quando si tratta di fare divisioni, infatti: "Cu sparti si pigghija a megghiju parti" ossia "Chi fa la divisione prende la parte migliore". Tenendo questo in mente, ricordatevi di offrirvi a fare le porzioni (un po' come fanno da sempre i politici con la cosa pubblica)...

E ora qualche parola utile:
Prescia: fretta. Ad es.: Va chianu! Chi è tutta sta prescia! (Va piano! Cos'è tutta questa fretta!)
Nasca: naso, non comune gara calabrese di muli in tracciati ellittici, come alcuni avranno pensato.
Cato: Secchio. (con le varianti: Ducati: due secchi; Maleducato: male del secchio).
Pruppu: polpo, come in "Cu sì tu? Melu, u figghiu du u Pruppu?" = Chi sei? Carmelo, il figlio del Polpo?
Vastasu: sia scaricatore di porto che persona infima.
Pilu: pelo. Tipica metonimia (parte per il tutto), quindi "pelo pubico" per "donna". Esempio quasi sconosciuto: "Cchiù pilu pi tutti".
E ora il classico saluto locale calabrese carico di disprezzo e fastidio: Cià cià...(cazzu cazzu)

(meraviglioso il tappeto fatto a Vibo)

16 febbraio 2008

La trinità

"Mai vendere la pelle dell'orso prima di averlo preso" dicono.
Orso?
Ma quale orso?! Su, alzi la mano chi ha visto un orso!
...
Ecco.

E' questo il motivo per cui in Calabria non si parla di orsi, ma si dice che: "l'acqua 'nta a coddara gugghji e u porcu esti a muntagna" = "L'acqua bolle nella pentola mentre il maiale è ancora sulla montagna".
Decisamente più sensato, no?
Anche perchè, diciamolo, il salame di orso non è poi così buono...

E sempre in tema di cucina si rimane, quando il pasto è lontano o al contrario quando gli amici famelici hanno sbranato già tutto e "un si senti mancu l'adduri i l'acqua gugghjiuta" = "non si sente neanche l'odore dell'acqua bollita".

Poi c'è chi invece è più fortunato e il pasto lo recupera facilmente, infatti "cu avi fortuna e si jetta o mari, nesci cu u culu chinu i calamari" = "Chi ha fortuna e si butta in mare esce col culo pieno di calamari."
Aaaaaahhhh prelibatezze!!!

C'è anche chi si ammazza per fare un lavoro inutile e allora gli si potrà dire "Pista l'acqua nto mortaru" = "Pesta l'acqua nel mortaio". C'è qualcosa di più inutile?

E infine, come ricordava il caro Labbors, anni or sono, indipendentemente da come le dici, le cose non cambiano per cui se "tri pila avi u porcu, u porcu avi tri pila" = "tre peli ha il porco, il porco ha tre peli", non c'è niente da fare. Sacra trinità!
E ora un po' di vocabolario.
Azzillare = Provocare ad es. in "assalu stari ca staci solu azzillandu" "Lascialo stare, sta solo provocando."
Faddali = Grembiule
Pittula = Parte di dietro della camicia o Pettegola per esempio "Isati i cauzi chi hai tutta a pittula i fora" "Alzati i panataloni perchè hai tutta la camicia di fuori"
Zimba = Porcile come in "Pulizzati a cammara ch'esti na zimba" "Pulisciti la camera che è un porcile."

16 gennaio 2008

Ti scordasti i pecuri

Mentre aleggia su di me la minaccia del secondo meme (non si fa a tempo a riceverne uno che già ne piovono altri come locuste) volevo cominciare una nuova rubrica semi-seria dedicata al calabrese.
Non il calabrese uomo, ma la lingua.
Una lingua che si sta progressivamente perdendo, mentre quello che rimane del vero dialetto è conosciuto solamente dagli emigranti e dagli anziani.
Ma bando alla ciance e passiamo alle prima frase, che riguarda proprio la memoria.

"Ti scordasti i pecuri" - "Ti sei scordato delle pecore": si dice a chi si è 'dimenticato' le proprie origini, quando ancora doveva portare a pascolare le pecore. Così il calabrese si rivolgerà all'amico che ha studiato fuori e torna per le vacanze parlando con accento straniero. Brutta piaga...

Per una metafora agreste, una marina: "Sì tu u chiovu da a varca" - "Sei tu il chiodo della barca": le barche anticamente venivano fatte interamente in legno, senza chiodi per evitare che arrugginissero, ma solo con giunture particolari, tranne un unico chiodo che doveva reggere tutto. Ovviamente usato in senso ironico per prendere in giro chi si dà delle arie.

Non mancano ovviamente le rivalità di paese, anche se meno sentite rispetto al nord, per cui si consigliava ai ragazzi di Vibo: "Nè mulo, nè mulino, nè previti vicino, nè terra a 'hiumara, nè mugghjeri pizzitana" - "Nè mulo, nè mulino, nè prete vicino, nè terra vicino al fiume, nè moglie di Pizzo". Il mulo perchè scalcia, il mulino perchè si potrebbe essere colpito dalle pale, il prete perchè si avvicina per l'estrema unzione, la terra vicino alla fiumara rischia di essere allagata e la moglie di Pizzo (città portuale), perchè tradisce...

E ora qualche espressione sparsa:
"Scialarsela": divertirsi.
"Mala nova" brutte notizie, anche se viene usato di solito come esclamazione.
"Grasta": grosso vaso contenente piante. Normalmente: "Mala nova! Ncarrai na grasta ca a machina" - "Accidenti! Ho investito un vaso con la macchina".
"Zipangulo": Anguria.
"Arrassarsi": Spostarsi. "Arrassati i jà, c'aju u passu" - "Spostati di là, che devo passare".
"Na cula": fradicio. "Sù na cula" "Sono bagnato fradicio".

Vabbè. Come prima lezione può bastare. Nella prossima vedremo i tre modi per dire fazzoletto in calabrese. Non mancate!