16 luglio 2013

L'uomo d'acciaio - una recensione

L'uomo d'acciaio ha molti problemi, e non è alla fine dei conti un bel film.
Per quanto mi rattristi dirlo, viste le speranze riposte in questa pellicola, il risultato finale non è affatto quello atteso.
(Lo vedi! Anche tu c'hai il lens flare cazzo!)


Alla fine della proiezione sono rimasto insoddisfatto, non sicuro neanche di cosa fosse andato esattamente storto. Ci sono problemi relativamente evidenti, ma non sono il vero elemento negativo.

  • I colori
Tanto per cominciare la fotografia.
Superman è noto per i suoi colori: mantello ed "S" rossi, tuta blu.
Questa combinazione è così radicata nelle nostre menti da essere di per se un'icona.
E cosa fanno per la fotografia in questo film?
Colori fortissimamente desaturati e virati al blu:

(no, la prima immagine non è stata presa in un acquario)

Vedete le due immagini?
La prima è la versione originale del film.
La seconda è un veloce fotoritocco che ho fatto io per riportare i colori a tonalità normali.
Vedete come si nota l'iconica "S" sul petto, il mantello, i capelli rossi di Lois Lane, la pelle di un colore rosa invece che blu per la miseria!?
Quasi tutto il film aveva queste tinte desaturate, che già sarebbero state fastidiose in un film normale, ma in questo, in cui i colori sono tanto importanti, è una grossa mancanza.

  • Messianico
Il secondo problema è rognoso.
Si tratta di una scena e di una battuta.
La scena vede Clark rivelare ad un prete (mai visto prima e mai visto dopo) la propria identità e chiedere consiglio.
La scena potrebbe anche essere passabile, anche se completamente casuale, se non fosse che tutto pare inquadrato in un'ottica cattolico-messianica.
Mentre c'è Clark che parla in primo piano, sullo sfondo c'è una vetrata con Gesù durante l'ultima cena, e la stessa conversazione sembra alludere all'idea di una somiglianza tra Superman e Gesù.
La battuta, che avviene non molto tempo dopo e che sarebbe passata inosservata altrimenti, è che Clark Kent è sulla Terra da 33 anni.
Sebbene questi elementi siano tutto sommato isolati e alieni rispetto al resto del film, sono comunque tanto dissonanti da lasciare un cattivo sapore, sia per un credente che per un non credente i quali diranno in coro "Ma che c'entra?" (a meno che Chatolic World Report che gli da il massimo dei voti per i richiami cattolici)

  • L'arco narrativo
Il vero problema è il modo in cui la storia è stata raccontata.
La trama, come si poteva immaginare, ripete nuovamente le origini di Superman.
Nato su un Krypton morente, Kal El viene mandato sulla Terra dove acquista i superpoteri e combatte i cattivi di turno. Essendo superiore in tutto agli umani, vive con il terrore di essere respinto, ma si accorge che facendo del bene e lottando per l'umanità può essere accettato.

Il problema riguarda il "come" viene raccontata questa storia.
Normalmente in tutte le storie si può individuare un arco ben definito.
  1. l'avvio in cui si narrano gli antefatti e si pongono le basi della storia (Krypton sta morendo, bisogna mandare Kal El sulla Terra, il potente generale Zod viene imprigionato).
  2. una o più crisi (quella personale di Clark Kent di non essere accettato e quella generale del nemico, il generale Zod, che attacca la Terra).
  3. il culmine o climax (Superman si rivela al mondo e lotta contro Zod).
  4. la risoluzione (Superman viene accettato dal mondo e vince contro i cattivi).
L'arco che ne esce è più o meno così:

In cui sull'asse orizzontale c'è il tempo e su quello verticale la tensione.
Questo tipo storia ha un senso perché consente allo spettatore di conoscere il protagonista, affezionarsi a lui, relazionarsi alle sue soffrenze e problemi e desiderare che lui riesca a superare le crisi. Questo meccanismo, in parole povere, aiuta a creare empatia verso il protagonista.

Il problema è stato che qualcuno (regista, produttore, sceneggiatore, casa di distribuzione, etc.) ha deciso che essendo un film di supereroi, per giunta in uscita a ridosso dell'estate, era necessario non lasciare troppi tempi morti.
Per questo motivo l'esposizione e la trama è estremamente frammentata. Invece di essere lineare, si fanno frequenti salti in avanti e indietro ad interrompere l'esposizione e consentire la successiva scena d'azione.
Il risultato finale di questi continui tagli è questo:

Un film spezzettato, in cui il momento in cui Superman indossa la cappa non è una conquista, il dialogo con il padre non è commovente, ma soltanto un intervallo prima della scena d'azione seguente.
Personalmente non sono contrario alla rottura delle regole e ad una narrazione non lineare, ma l'abbandono della struttura di base dovrebbe essere fatto in maniera accorta e dovrebbe avere una buona giustificazione.
In Memento per esempio la storia è assurdamente contorta:

Ma questo ha una ragione ed è fatto abbastanza bene (questo non toglie che per me sia uno dei peggiori film mai realizzati).

Invece, l'unica ragione apparente per raccontare la storia di Superman attraverso continui flashback è la paura dei produttori che le persone uscissero dalle sale perché entro la prima ora non c'era stata neanche una scazzottata.
Bisogna aver fiducia nel pubblico e nei propri mezzi, altrimenti il risultato, come in questo caso è un mediocre film d'azione, con una cattiva fotografia e interminabili e noiose scene di combattimento.

  • In conclusione.
Se volete vedere delle scene d'azione e distruzione, questo film ne ha in abbondanza, anche troppe. La fotografia scura e priva di colori stanca e ci deruba di immagini memorabili e colori da fumetto cui invece ci aveva abituato Iron Man con i suoi brillanti rossi e gialli.
Cavill è azzecatissimo come nuovo Superman, ma gli altri attori purtroppo sono quasi tutti dimenticabili e dimenticati, relegati a fermaporta tra una scena d'azione e un'altra.
Il 3d rende le scene scure più scure e quelle confuse più confuse, quindi potete risparmiarvi il biglietto. Per il resto, se proprio volete, vedetevi Pacific Rim che almeno quello merita, ma ne parlerò un'altra volta...

18 giugno 2013

Star Trek - Into darkness- una recensione

Lasciate che vi dica come ci si sente a vedere Star Trek - Into darkness.

(Più riflessi di luce. ANCORA DI PIU')

Luci.
Luci ovunque.
Non posso che immaginare la discussione riguardo il titolo.

J.J. Abrams: "Non so che sottotitolo dare al nuovo film."
Aiuto regista dopo aver visto il film: "Into darkness..."
J.J.: "Perfetto..."
Aiuto regista: "Ma io stavo scher..."
J.J.: "PERFETTO..."

J.J. luci-negli-occhi Abrams deve la sua fama a Lost, e intendiamoci, le prime due stagioni sono molto ben fatte, ma chiunque abbia visto la serie fino alla fine dovrebbe impedire a tutte le persone coinvolte di tornare a lavorare.
Vogliamo per caso dimenticarci di Cloverfield? Uno dei peggiori film basati contemporaneamente su marketing virale e finta telecamera a mano?

(Sì, questo era veramente il mostro di Cloverfield, vi ho appena risparmiato due ore di vita)
Io vorrei poterlo dimenticare.

Dicevamo di Abrams. E' competente, ma non eccelso, punta più sul viral marketing, che sull'effettiva bontà del prodotto finito ed è tremendamente fissato con il cosiddetto "lens flare" ossia la rifrazione della luce sulla pellicola. Non si può dire neanche che il suo forte sia la forma sopra la sostanza, perché è chiaro che in entrambi i campi sia appena passabile.
Abrams è l'uomo a cui la Disney ha affidato il compito di rilanciare Guerre stellari.........

Parlavamo di Star Trek Into Darkness.
Cristoforo Pino prende legnosissimamente di nuovo il ruolo che fu di William Shatner, impersonando ancora una volta, esattamente come nel primo film, il "giovane ribelle che agisce con il cuore prima che con la ragione, mettendo nei guai tutti, ma che alla fine capisce l'importanza della logica".

(Chris Pine vs. Un tronco di pino - almeno il tronco non ha quell'inutile sorrisetto)
Zachary Quinto nel ruolo di Spock, impersona, anche egli in maniera piuttosto piatta, nuovamente il "vulcaniano incapace di provare sentimenti, che alla fine capisce l'importanza delle emozioni".

(Va bene che non prova emozioni, ma una recitazione tanto piatta era davvero necessaria?)
Intendiamoci, una serie che dura da decenni basandosi su alcuni stereotipi certamente non dovrebbe rivoluzionare l'intera storia (anche se è quello che è successo nel primo film con la distruzione di Vulcano), ma l'azzeramento della crescita personale dei personaggi è davvero fastidioso.
Sarebbe come se ogni nuovo film di supereroe ruotasse intorno alla "nascita" dell'eroe, ma non si spingesse oltre quel momento.
Abbiamo capito che Batman sceglie di combattere il crimine perché i suoi genitori sono stati uccisi da un criminale col primo film, non c'è bisogno di ripercorrere quella stessa strada nei sequel, eppure è proprio quello che succede qui.
Kirk si comporta in maniera estremamente avventata ed irrazionale, ma poi impara a ragionare prima di agire, viceversa Spock.
Queste dinamiche le avevamo già viste nel primo film e la goffa ripetizione di questi stereotipi annoia soltanto.

Nonostante il marketing abbia cercato di coprirlo come fosse un grande segreto, chi sia l'antagonista di questo film non dovrebbe essere una sorpresa per gli amanti della serie e non dovrebbe importare nulla a chi la serie non la conosce a fondo.
Si tratta di Khan, una versione rinnovata e modificata dell'originario nemico del film del 1979, ma sempre Khan.
L'attore, Benedict Cumberbatch, che impersona l'antagonista è l'unico a cui è concesso di mostrare un po' più di emozioni, ed è per questo anche più interessante sulla scena, oltre ad imporsi sugli altri attori col suo metro e 83 di altezza.

(Carismatico perché cattivo o cattivo perché carismatico?)
Il personaggio di Cumberbatch è un terrorista che cerca distruggere la flotta stellare dall'interno, scatenando così la caccia all'uomo da parte di Kirk e dell'Enterprise.
La trama presenta qualche doppio e triplo gioco, ormai obbligatori in ogni film d'azione holliwoodiano, ed un epilogo che sembra apposto malamente agli ultimi cinque minuti del film prima della (ovvia) sconfitta del cattivo.

Il film nel complesso è decente e presenta diversi momenti positivi, ma risulta blando e generalmente non entusiasmante, consigliato forse a chi non ama veramente la serie ed è disposto a vedere un film di fantascienza poco più che decente. Il 3d, per chi fosse interessato, rende ancora più ovvi e noiosi gli effetti di rifrazione della luce onnipresenti, per cui è consigliabile evitarlo.

J.J. naso-di-gomma Abrams è un regista sopravvalutato capace di produrre film decenti, ma non innovativi, fissato sul viral marketing e sul lens flare, più che sulla bontà della fotografia e la coerenza della trama e dei personaggi.
Uscirà un giorno a sua mano il seguito di Guerre stellari, quello non sarà un gran bel momento, ma almeno non potrà essere peggio di quello che ha fatto Lucas con i tre prequel...

28 aprile 2013

Iron Man 3 - recensione


"... e allora perché non riesco a dormire?"


Nel mondo dei fumetti si fa distinzione tra la cosiddetta era del bronzo e l'era moderna, o era oscura.
L'era del bronzo rappresenta l'infanzia dei fumetti, dagli albori nei primi anni '40, fino agli anni '80.
I temi erano principalmente leggeri, e il fumetto era considerato come un mezzo di intrattenimento di basso rango e l'estetica era colorata e brillante, mentre nell'era oscura i personaggi e le tematiche sono diventate più profonde e complesse. Nell'era moderna non si tratta più di lotta tra buoni e cattivi, bene e male, supereroi e esseri malvagi.
Nell'era moderna sono nati gli X-men che affrontano il problema di essere non superiori, ma "diversi" dagli altri.
Le azioni di molti supereroi sono state messe in discussione in questo periodo, iniziando proprio da Batman che con la mini-serie Il cavaliere oscuro di Frank Miller ha dato forma al nuovo movimento. Batman non è più un eroe, ma un giustiziere, al di fuori della legge al pari dei criminali che insegue.
Per fare capire la differenza tra era moderna ed era del bronzo basta fare il paragone tra il Batman interpretato negli anni '60 e '70 da Adam West con il Batman interpretato da Christian Bale:

(una volta i miti erano più facili da imitare)
Con l'era moderna si sono abbandonate tante cose del passato, si è abbandonata anche l'estetica colorata e goffa del passato in favore di una fosca e "realistica" del presente, ma questo passaggio è sempre un bene?

  • La trama (sì, si parla finalmente del film)
Senza fare spoiler, in Iron man 3 un pericoloso terrorista chiamato il Mandarino sta portando il panico nell'occidente attraverso una serie di esplosioni in diverse parti del mondo. Nei suoi video il terrorista condanna gli Stati Uniti per le loro politiche colonialiste e la loro ipocrisia.
Nel frattempo, Tony Stark soffre di stress post traumatico a causa degli eventi degli Avengers e questo ha effetti negativi sulla sua vita personale.

(è duro venire a patti col fatto di essere i migliori. Ti capisco)


I richiami ad Al-Quaeda e a Bin Laden sono ovvi, e, sebbene rappresentino dei problemi contemporanei, non sono molto curati e sinceramente mi hanno lasciato un po' insoddisfatto.

  • L'era moderna
Sì, Christopher Nolan con Il cavaliere oscuro è riuscito nell'impresa di portare sul grande schermo i chiaroscuri dell'era moderna del fumetto. Joker non è soltanto un pazzo: è un genio, un sociopatico con un piano. Il pericolo di Joker non è la sua follia, ma la sua razionalità, il suo comprendere il lato oscuro che c'è nelle persone "normali" e sfruttarlo contro di loro.
Il Cavaliere oscuro è stato un gran film che è riuscito a tradurre difficili tematiche attuali nel contesto fantastico dei fumetti.

(Bravo Nolan)
  • L'era del Bronzo
Ma Iron Man?
I primi due film e il recente Avengers hanno inquadrato il personaggio di Tony Stark/Iron man in maniera vivace e leggera, anche se non ai livelli di Adam West.
Anche gli altri film della Marvel (Thor e Capitan America) si inquadrano tutti nell'ottica dell'era del Bronzo, sia come temi che come estetica, e questo in senso buono.
Non c'è bisogno di trasformare ogni storia in una dura critica della dicotomia tra bene e male e dell'insolubile problema tra ordine e giustizia, ogni tanto basta vedere un film in cui tutto lo sforzo è teso a superare il problema di "Come si uccidono i nazisti con i super poteri?" e "come si batte l'invincibile cattivo di turno?"

(questo si complica quando si incontra un cattivo che incarna la dicotomia tra bene e male)
Quello che mi chiedo, in parole povere è, ne guadagna il film di Iron Man a cercare di attingere ad argomenti seri e controversi come le politiche estere degli Stati Uniti ed il terrorismo?

La mia risposta è no.
Il film è godibilissimo e divertente, per molti versi un passo in avanti rispetto ad Iron Man 2, in cui era stato lasciato troppo spazio alle improvvisazioni di Robert Downey Jr. e in cui pesava troppo il fatto di essere un film di mezzo tra un primo episodio di successo e l'attesissimo Avengers.
Ma i riferimenti all'attualità detraggono, invece che aggiungere al film e portano un tono serioso che secondo me poco si confà alla serie.
Non tutti i film tratti dai fumetti possono essere Il cavaliere oscuro (lo stesso terzo film di Batman, Il cavaliere oscuro: il ritorno lo dimostra), né tutti i film dovrebbero esserlo.

  • In conclusione
Consiglio vivamente di vedere il film. La qualità della produzione si vede anche nei minimi dettagli. Il problema da me evidenziato non è tale da incidere negativamente sul valore del film, ma si pone più come dubbio per il futuro della serie e gli intrighi e le svolte della trama mitigano gli elementi negativi.
Vedetevelo.

20 aprile 2013

L'uomo d'acciaio

"...in time, they will join you in the sun."


Uscirà fra non molto un nuovo film di Superman: un reboot della serie.
Probabilmente il sogno della DC comics di ottenere la stessa fama degli Avengers della Marvel, ma con i propri supereroi: la cosiddetta Justice League. Qualcuno dovrebbe dirgli che a parte Batman e Superman e forse Wonder Woman, nessuno è interessato a vedere gli altri (soprattutto Aquaman, mi mette tristezza già solo pensare a lui).

  • Ce n'era veramente bisogno?
All'incirca come c'è bisogno di qualunque altro reboot di supereroi, verrebbe da dire. Se sono fatti bene, è divertente vederli, altrimenti ci sono tanti altri film più meritevoli.
Ma perché  questo film dovrebbe essere interessante?
Intendiamoci: non ho visto Smallville; l'ultimo reboot, neanche troppo risalente, di Superman era una ciofeca, e film vecchi con Christopher Reeve, seppure cristallizzati nella mia memoria, mi sono sempre sembrati un po' troppo "colorati".
E poi lo stesso personaggio di Superman, è troppo perfetto, sul serio: non ha difetti. Una persona troppo buona e senza difetti resta piatta ed è difficile per il lettore/spettatore immedesimarcisi.
Ma allora perché questo film dovrebbe valere?

  • Degli ottimi motivi
1) Il regista è Zach Snyder
Lui è stato regista di 300 e Suckerpunch, e anche se ritenete che questi film avessero delle storie brutte (e vi sbagliate, ma di questo se ne parlerà in un altro post) sappiate che avevano una regia meravigliosa.

Ahhh... mi emoziono già solo a rivedere il trailer.
QUESTA... E' ... un'altra storia... (scusate)
Torniamo a Superman.
Snyder sa che per fare di un fumetto un film ci vuole di più che un "dutch angle", e riesce a proporre emozionanti e nitide scene d'azione, momenti epici ricchi di pathos, e una profonda conoscenza del mezzo.
E, cosa non da poco, con 300 si può dire che abbia già dimostrato di sapere come si gira un film con uomini col mantello rosso. Tanto di cappello.

Lui è l'uomo dietro il successo del nuovo Batman, non solo, lui è stato dietro la macchina da presa per Memento, The prestige e Inception. Non è mai stato un granché con le scene d'azione e nella rappresentazione cinematografica, ma il suo talento nella produzione e nella scrittura della storia è enorme, ed è esattamente questo il suo apporto in questo film.

L'attore che farà Superman è davvero azzeccato, decisamente molto meglio dell'attore del precedente reboot (tale Brandon Routh) la cui pelle sembrava essere fatta della stessa plastica delle barbie.
Sulla sua prestanza fisica credo che non ci siano dubbi, a vederlo così, penso non ci sia stato neanche bisogno di fare la tuta, ma sia bastato dargli una passata di vernice blu.
Personalmente non posso che apprezzare la presenza del pelo sul petto e della barba lunga:

(come nu vero masculo, non tutti quei cosi depilati)
  • Cosa si capisce dal trailer
Dal trailer emerge una trama non troppo originale, sebbene, essendoci di mezzo Nolan non c'è troppo da fidarsi, visto che i colpi di scena sono il suo pane quotidiano.
La storia sembra ripercorrere l'ormai conosciuta origine di Superman, nato su Krypton, pianeta in guerra, e mandato dai propri genitori (oh! Russel Crowe e Rachel Weisz!) sulla Terra per salvarlo. Sembra che in questa variante della storia, Krypton fosse in pericolo a causa di una guerra, che i genitori sapessero che Kal-El (Superman) avrebbe avuto dei super poteri, e che questo lo avrebbe portato ad essere separato dal resto del mondo.
Sulla Terra Kal-El alias Clark Kent è adottato da Kevin Costner, che sembra fare un discreto lavoro come padre, anche se consiglia al figlio di tenere nascosti i propri poteri, perché gli altri potrebbero non comprenderlo.
Segue un viaggio alla ricerca di se stesso che lo porterà alla Fortezza della Solitudine, un luogo nascosto tra i ghiacci dell'Artide che conserva ricordi del pianeta natio di Clark Kent e le memorie virtuali dei suoi genitori.
Lì finalmente indosserà il mantello.
Il modo in cui viene rappresentato il decollo di Superman lo trovo meraviglioso, con un richiamo al volo degli aerei nel momento in cui rompono il muro del suono:

(Wooooooooshhh...)

  • La nemesi
Il generale Zod è uno degli arcinemici storici di Superman.
Trovo che Lex Luthor sia molto più interessante come antagonista per Superman: Lex è un umano che attraverso la sua brillante intelligenza è in grado di battere, o quantomeno lotta ad armi pari, con un essere invincibile, con un semidio. Lui rappresenta il desiderio degli uomini di farcela da soli, la paura per il diverso e l'ingegnosità. Con i suoi chiaroscuri è un buon contrappeso all'insieme leggermente sciapo di buone qualità di Superman e trovo che Gene Hackman, per quanto bravo, non abbia saputo rappresentare tutto questo.
Zod, dal canto suo, sembra più vendicativo e desideroso di potere, privo di grandi motivazioni per la lotta contro Superman, un cattivo con cui è difficile identificarsi e che rimane piatto se non fastidioso.
Prendete il Joker de Il cavaliere oscuro. Il suo personaggio è complesso e sfaccettato, non un cattivo qualsiasi, è il lato selvaggio e animalesco della mente umano, distillato nell'ingegnosità e nella pura follia.
C'è sempre la speranza che Nolan tiri fuori un asso dalla manica e riesca a rendere questo personaggio o la storia più interessanti.
Inoltre a 2:06 del trailer, è un breve flash, ma sembra proprio che ci sia Starro il Conquistatore. Non vi sto prendendo in giro: quello è un vero personaggio.

  • In conclusione
Superman dovrebbe uscire nelle sale il 14 giugno e sembra molto promettente. C'è da sperare che riescano a mandare in porto questo esperimento, perché la coppia Snyder-Nolan, a me piace parecchio.

14 aprile 2013

La Storia Fantastica

"Hola. Mi nombre es Inigo Montoya, tu hai ucciso mi padre: preparate a morir!"
(Prima di Antonio Banderas la Spagna era Inigo Montoya. E lui non è neanche spagnolo)
"La storia fantastica" è un film meraviglioso.
Risale al 1987, e quando ero bambino è capitato spesso di vederlo in tv, ma successivamente è scomparso, probabilmente anche a causa di una travagliata storia di diritti di riproduzione, e questo è un enorme peccato perché è veramente perfetto.
Il film riprende con grazia ed ironia tutti gli stereotipi dei racconti fantasy diventando il perfetto archetipo del genere.

(Peter Falk che "finge" di essere vecchio. Di quanto tempo fa è questo film esattamente?)
Per sottolineare l'ironia, il film non è esclusivamente un fantasy, ma inizia nella "realtà" dove Jimmy, un bambino ammalato per un raffreddore è costretto a rimanere a casa e riceve la visita del nonno che insiste a leggergli un libro. Solo a quel punto inizia il "vero" film.
La "realtà" durante il film torna solo di rado e non è abusata, nonostante sia usata per trasmettere il solito messaggio che "leggere è bello" in una maniera un po' semplicistica (non che sia contrario, ma un film che parla male dei videogiochi in favore dei libri sembra un po' ipocrita).

La storia del libro è volutamente ricca di luoghi comuni e prevedibili colpi di scena, ma il fatto che questi siano creati di proposito evita che siano scontati e noiosi, offrendo invece uno sguardo divertito sui clichè del genere.

A testimonianza della bravura degli scrittori, sono riusciti a fare entrare nel film senza creare la benché minima confusione:
La storia è leggera e gli attori scelti sono perfetti per le parti, anche se praticamente nessuno di loro ha avuto grandi ruoli al di fuori di questo film.
E' triste vedere come, invece, molti film fantasy attuali (Il cacciatore di giganti, Biancaneve, Il grande e potente OZ tra i tanti) sentano il bisogno di accompagnare enormi scene d'azione ricche di effetti speciali alle loro storie, invece di puntare su dialoghi ben scritti per funzionare, quasi che lo spettatore sia completamente incapace di prestare attenzione ad un film per più di cinque minuti senza un combattimento.
E sarebbero ancora accettabili le scene d'azione se non prendessero tutti diretta ispirazione dai film di Michael Bay:
BOOOOOOOM!
  •  In conclusione
Avendo rivisto questo film ad anni di distanza dalla prima volta posso confermare che mantiene intatto il suo charme, la sua gentile ironia e la leggerezza dei suoi personaggi, risultando piacevolissimo anche per degli adulti.
Altamente consigliato a tutti quelli che non l'hanno mai visto e anche a quelli che non lo rivedono da molto tempo.
La Storia fantastica si può trovare in dvd o blu-ray via Amazon.

07 aprile 2013

Il cielo sopra il porto

"Il cielo sopra il porto aveva il colore della televisione sintonizzata su un canale morto."
W. Gibson - Neuromante
(perché abbiano scelto questa immagine che non c'entra nulla col libro, proprio mi sfugge)

 La frase iniziale del Neuromante, uno dei primi e migliori romanzi cyberpunk di sempre, è estremamente ricca di significati e con poche parole è in grado di introdurre l'intero genere.
E se può sembrare che io legga più di quanto lo stesso scrittore possa aver pensato, ricordetevi che questa è la prima frase del libro, quella in grado di vendere o condannare un libro, una frase tanto limata da essere diventata un rasoio, possibilmente l'ultima frase ad essere scritta dell'intero libro.

  • La televisione
William Gibson avrebbe potuto dire che il cielo era semplicemente "grigio" o "coperto", o che "gravava una tempesta", ma questo non avrebbe reso l'idea della pervasività della tecnologia.

Essa è così ingombrante che anche il linguaggio è costretto ad adeguarsi e similitudini e metafore si piegano e si adattano; come dire, in un romanzo di guerra, che "il cielo era dello stesso colore di una canna di fucile".
Quella che viene trasmessa è la sensazione che la narrazione del futuro cyberpunk venga fatta non da un nostro contemporaneo, ma una persona che in quell'ambiente vive, a cui viene naturale quel riferimento.




  • Un canale morto

In secondo lugo il richiamo al "canale morto" insinua l'idea della decadenza che forma la parte "punk" del cyberpunk.
Il futuro del cyberpunk non è il futuro della fantascienza del periodo d'oro di Asimov di utopie, possibilità e sogni; è un futuro in cui le meraviglie tecnologiche di oggi sono diventate le reliquie obsolete di domani. Manca l'ammirazione e la fiducia incondizionata nella tecnologia, e al suo posto c'è un mondo molto più vivo e realistico di uomini dalla dubbia moralità e multinazionali corrotte. La tecnologia decadente sottolinea le diseguaglianze e rappresenta la nuova distinzione di classe del futuro: i ricchi possono permettersi oggetti sempre nuovi e funzionanti, i poveri vivono di imitazioni e beni di seconda mano.

(i televisori moderni sono programmati per non visualizzare più questa immagine in mancanza di segnale)
  • Il porto
Anche il luogo scelto dall'autore non è casuale. Il porto fa pensare ad una posizione sociale bassa: è improbabile, infatti, che una persona agiata scelga di andare verso il porto di mattina, in una giornata grigia.
Chi sta là deve essere un lavoratore o un viaggiatore che non può permettersi di meglio.
Oltre al disagio e alla povertà, il porto ci comunica anche il desiderio o la speranza di fuga, un'evasione corteggiata, ma non realizzata, la voglia di cambiamento e la difficoltà di realizzarlo.



  • In Conclusione


In meno di venti parole William Gibson riesce a ritrarre tutto un genere, dimostrando come si possano fare delle descrizioni estremamente efficaci senza dilungarsi (come, invece, ho fatto io).

Il cyberpunk unisce in sé la decadenza ("punk" = marciume) e l'innovazione, un futuro non troppo distante, ma allo stesso tempo alieno nel suo degrado e nella sua etica distorta. Gli uomini sono esseri ferini, e c'è una lotta continua non tanto e non solo per la sopravvivenza, ma soprattutto per il dominio. Non c'è posto per chi si accontenta. In un futuro in cui gli uomini si trasformano in bestie, si ritrova il transumanesimo nelle intelligenze artificiali e in chi rimane al di fuori dei giochi.
Il Neuromante è un libro stupendo, scritto nel 1984, agli albori di internet, che presenta un futuro distopico e spaventosamente reale. La storia di un riscatto personale e della lotta per il cambiamento.
Lo stile può risultare talvolta faticoso da seguire, in quanto la narrazione non viene interrotta per spiegare il futuro a noi di un tempo passato, ma lascia al lettore il compito di integrare i vuoti.

Neuromante, edito da Mondadori, è in vendita anche presso Amazon. Purtroppo la versione e-book è solo disponibile al momento in inglese per Kindle, o dispositivi Android.

03 aprile 2013

In cui rifletto sulle differenze tra Pixar e Dreamworks

Per molto tempo la differenza tra Dreamworks e Pixar poteva essere riassunta da questa vignetta:

(cliccare per ingrandire)
Tuttavia di recente qualcosa ha incominciato a cambiare.
Dopo anni di (apparente) inseguimento da parte della Dreamworks, finalmente questa ha deciso di  acquistare i diritti per delle opere interessanti e a farne dei film non solo decenti, ma anche interessanti e divertenti.

  • Costi e rischi

Certamente la produzione di un film di animazione in 3d non è affatto economica, e prendere dei rischi in questo campo può portare velocemente al fallimento, visto che il costo per la produzione si aggira intorno ai 160 milioni di dollari.


  • La produzione recente

E' capitato tuttavia che di recente la Pixar e la Dreamworks si siano scambiati i ruoli.
Dal 2009, anno di pubblicazione di Up, la Pixar non ha fatto un film veramente originale: ci sono stati Toy story 3, Cars 2 e Brave. Quest'ultimo è stato l'apice della mancanza di inventiva e creatività, con un ritorno alla narrativa modesta e stantia della Disney, con storie di principesse e canzon, i cui pochi momenti di brio faticano a salvare un titolo deludente.

La Dreamworks dal canto suo ha fatto il divertente Dragon Trainer, Megamind, tre sequel per le sue serie storiche (Shrek, Kung Fu Panda e Madagascar) e Le cinque leggende, film inaspettatamente buono.


  • Finchè funziona continua a farne

(A me sembra che ci sia ancora del succo. Fate un altro film. Stavolta ci sono figli adolescenti)

Non è certo piacevole vedere con che approsimazione la Dreamworks tratti le sue serie, considerando quanto originale ed innovativo era, ad esempio, il primo film di Shrek e quanto invece siano forzati e fuori dal tracciato originale i successivi film (con tanto di problemi di crisi da scapolo e di mezz'età).
D'altro canto, però, la serie Cars della Pixar non ha neanche un primo film originale di cui vantarsi, e sembra fatta col solo scopo di vendere merchandising, Toy story ha prodotto un terzo film per niente ispirato e non molto interessante, Monsters & co ora ha un prequel, e sembra che anche Alla ricerca di Nemo avrà un seguito.

E' chiaro comunque il motivo per cui continuano a fare sequel visto che Kung Fu Panda 2 è costato "solo" 150 milioni ma è il decimo film d'animazione ad aver incassato di più nella storia del cinema.
E' ovvio che i sequel garantiscono alle case di produzione buoni guadagni a costi marginalmente più bassi e con un fattore di rischio relativamente contenuto ed è questo il motivo per cui anche la Pixar si sta lanciando in questo tipo di produzioni.


  • Cosa c'è di diverso ora
(I bambini l'adoreranno. Vendete ogni modello al doppio del prezzo. E fate le varianti in due colori: doppio guadagno)

Pixar e Dreamworks stanno incrociando le rispettive strade, e mentre la Pixar "sembra" lo stia facendo in una parabola discendente, la Dreamworks sembra acquistare più fiducia nelle sue capacità, sfruttando le serie più ricche per finanziare progetti più rischiosi.
  • In conclusione
E' divertente prendere in giro la Dreamworks perché produce dei film "sicuri", tutto sommato sufficienti, senza rischi, ma nonostante questo la compagnia sembra sana ed in crescita con un portafoglio di titoli ampio e diversificato, è triste invece vedere che la Pixar stia scendendo come qualità, l'auspicio finale è che tutti noi possiamo avere in futuro film migliori, che vengano tanto dall'una quanto dall'altra compagnia.
Tutto purché non sia l'ennesimo stupido sequel dell'Era glaciale. Lasciate morire quel titolo, siamo arrivati ai "figli adolescenti", non merita di essere portato avanti.

10 ottobre 2012

Nel dubbio

Un dubbio che attanaglia le menti degli uomini dal momento in cui giungono alla pubertà.
(cliccare sull'immagine per ingrandire)
 
Vignetta originale di Adam Huber, solo tradotta da me. Se gradite il suo lavoro, e capite un po' di inglese, andate a trovarlo e seguitelo! Fa vignette dal lunedì al venerdì.

14 giugno 2012

Il test di Bechdel

Il test di Bechdel, ideato dall'omonima autrice di fumetti dedicati al mondo lesbico, sono dei requisiti che servono a valutare (secondo l'ottica del personaggio che li presentava nel fumetto) se un film valeva la pena di essere visto o meno.
I requisiti sono:
1. Devono esserci almeno due donne;
2. Le due donne devono comunicare tra loro;
3. A proposito di qualcosa che non sia un uomo.
Un ulteriore requisito che si è aggiunto in seguito è che le donne abbiano un nome.

(dal fumetto originale)

In apparenza questi requisiti sembrano abbastanza facili da soddisfare, tuttavia si può vedere (http://bechdeltest.com/) che sono molti i film in cui queste semplici regole non vengono minimamente rispettate: The Avengers, I pirati dei Caraibi, Men in black, X-men, Big fish, Fight Club, Intervista col vampiro, Hugo, Midnight in Paris, Molto forte, incredibilmente vicino, Toy story, Shrek, Up e tanti altri.
(Woody sta sottolineando il fallocentrismo della tuta di Buzz)
Il problema di questo test, come forse qualcuno avrà già capito, è che dimostra troppo.
In teoria serve ad evidenziare come il sesso femminile venga mal rappresentato o addirittura ignorato nei film, di fatto questo strumento fa perdere la visione di insieme del problema.
Un film potrebbe benissimo passare questo test ed essere estremamente misogino e sciovinista, mentre film che trattano in maniera interessante la posizione della donna potrebbero fallirlo, considerando soprattutto la terza regola (non devono parlare di un uomo), dato che potrebbe anche riguardare figli, fratelli o padri delle donne e non il ragazzo cui anelano.
Non solo, questo test non prende neanche in considerazione gli argomenti trattati, o la qualità del film.
Il problema del test deriva dal fatto che è stata tratta fuori dal contesto una battuta e questa è stata poi applicata meccanicamente ad ogni film, per giustificare un punto di vista.
(dove ogni film ha a che fare con un pene)
Il problema dei film, d'altro canto, è che effettivamente in molti casi si è scelto di adottare esclusivamente un punto di vista maschile, nonostante non ci fosse alcuna ragione per fare altrimenti.
In questo senso una domanda più utile ed interessante da porsi sarebbe: cambiando il sesso dei protagonisti, questa storia avrebbe ancora senso?
Questa domanda, pur ignorando la qualità dei film, o la loro trama, sottolinea il fatto che di preferenza si scelgono protagonisti maschili per raccontare storie, evidenziando meglio il problema che il test originario sollevava.

In proposito devo ammettere di non aver mai avvertito questo problema, e non dico che un film in cui i personaggi siano prevalentemente femminili sia di per sè migliore, ma sarebbe sicuramente diverso, e potrebbe fare contente tutte quelle persone che trovano difficoltà ad immedesimarsi nell'altro sesso.
(un film per fare contenti tutti)
Come sarebbe ad esempio Up della disney se i protagonisti fossero stati una vecchia e una bambina?
Come sarebbe Women in black?
E Hugo al femminile come fa?
Di una cosa sono sicuro: intervista con la vampira suona male...

03 giugno 2012

Matrimonio ed effetti collarerali

Sembra che si sia diffuso tra colleghi e conoscenti di recente una nuova epidemia di Matrimonio.
Un po' come quando le mamme portano i piccoli a casa degli amici quando hanno la varicella, così adesso tra tutti i coetanei si diffonde questo pericoloso virus.
Io dico, anche senza considerare i pericolosi effetti diretti che può avere, nessuno pensa agli effetti collaterali?
Adam Huber, autore del fumetto Bug, lo fa.
(cliccare sull'immagine per ingrandire)
La vignetta originale è di Adam Huber, io ne ho fatto solo la traduzione.
Se volete vedere altre sue vignette, l'intera settimana passata è stata dedicata a questa terribile malattia.