07 dicembre 2009

Nel paese delle creature selvagge

Cominciate sentendo questa:
Karen O and the Kids - All is Love .mp3


Found at bee mp3 search engine
(o anche qui)
Nel paese delle creature selvagge è un film che difficilmente vedreste, nonostante la pubblicità, perché tutto fa pensare che sia (solo) un film per bambini.
E invece no.
Innanzitutto, ve lo dico subito: è veramente un bel film. Sul serio. Non è semplicemente "carino nel suo genere", è bello come e quanto il Piccolo Principe: una vera favola per adulti con tanti strati e chiavi di lettura.


La trama parte da una situazione comune dei film: madre divorziata con problemi di lavoro e un nuovo compagno da un lato e un figlio difficile, Max, che ha problemi ad accettare la nuova relazione della madre, dall'altro, ma presto si allontana da questo cliché.
Dopo un litigio Max scappa di casa, finisce su una barca a vela con la quale comincia a navigare fino ad approdare in questo luogo magico pieno di imponenti e strani animali.
Ed è qui che si svolge la parte centrale del film.

Nonostante gli animali che popolano questa terra siano grossi e buffi si finisce presto per dimenticare che sono dei pupazzi (grazie ad un sapiente mix di effetti speciali vecchio e nuovo stile) e ci si immerge nelle loro storie e nei loro problemi.
Si scopre infatti che gli abitanti di questo mondo sono infelici e chiedono a Max di aiutarli, nominandolo re.


Che questo film, più che una storia per bambini, sia in realtà una favola per adulti si intuisce nei chiaroscuri della trama, nei piccoli gesti che fanno le creature (che sicuramente passerebbero inosservati ad un bambino), nell'interpretazione di cosa sia veramente questo luogo delle creature selvagge.

La migliore chiave di lettura è che questo sia un film su cosa significhi essere bambino e dover crescere, abbandonare le fantasie e l'egoismo e riconoscere gli altri come individui. E di sicuro riesce perfettamente nel suo intento.

L'attore principale, Max, è veramente molto bravo a recitare nonostante la giovane età, e riesce a non essere il classico bambino odioso dei film. Gli effetti speciali sono integrati magnificamente e come ho detto le creature selvagge sembrano reali a volte persino più degli attori.
Tutto ha un aria eterea ed eccentrica, bizzarra e volte persino oscura, grazie ad un'ottima fotografia e ad una eccellente scelta dei luoghi.

La magnifica colonna sonora del film è affidata a Karen O (una cantautrice indie del gruppo Yeah, Yeah, Yeah!) e un gruppo di bambini a fare da coro. E' molto armoniosa e alterna piacevolmente momenti più dolci e calmi ad altri più elettrici e movimentati, esaltando il film, ma creando al contempo un bel cd da ascoltare anche separatamente.

In conclusione direi che Nel paese delle creature selvagge è promosso a pieni voti, e consiglio a tutti di affittarlo non appena ne avrete le occasione.

05 dicembre 2009

Worldwide placebo


Cliccare sull'immagine per ingrandire.

Least I could do è un fumetto di Ryan Sohmers e Lar Desouza. Questa è solo la mia traduzione.

27 novembre 2009

The day after

Io sono un fermo sostenitore della funzione educativa del dolore: soffrendo si imparano più velocemente e meglio molte lezioni.
E sappiamo tutti che c'è un ambito in cui si soffre sempre parecchio, nonostante tutto l'impegno profuso, o i segni contrari.
Sto parlando delle relazioni.

Generalmente non ho mai rinunciato al dolore successivo ad una rottura, convinto che, analizzando gli eventi che hanno portato alla fine della relazione, io sia in grado di migliorare le mie capacità di gestire le successive (se non l'avete visto, in merito vi consiglio Hitch, sembra la solita commedia romantica, ma dice molte cose serie, per chi sa ascoltare).

Dicevo, ho sempre sofferto, tranne una volta, in un famoso primo maggio a Roma.

Lo scopo del viaggio era duplice: seguire il famoso concerto cui avrebbero partecipato anche i Negrita (mica male all'epoca) e approfondire la conoscenza con una ragazza che avevo conosciuto da poco. Non necessariamente in quest'ordine...
Partimmo io ed un mio amico alla volta della capitale da Pisa il giorno prima del concerto, così da preparare il terreno.

(OVVIAMENTE noi andavamo per il concerto, la promessa di compagnia femminile per tutti non ha AFFATTO convinto me e il mio amico a partire)

Per cena attraversammo la capitale con due bottiglie di vino in mano ed arrivammo all'appartamento della ragazza, la quale ci aspettava insieme a qualche amica.
La faccenda si faceva promettente e la serata sembrava procedere alla grande (a parte il cibo, ma mi ripromisi che nel caso ci fossimo messi insieme avrei sempre cucinato io).
Uscimmo per passeggiare nella mite sera romana e facemmo un sacco di risate tutti insieme. Roger e Jessica Rabbit mi hanno insegnato che se riesci a far ridere una ragazza l'hai conquistata, e non stiamo mica parlando di una coppia qualsiasi.

Ad un certo punto della serata vidi allontanarsi di qualche passo la ragazza insieme al mio amico ed io giunsi subito alla conclusione che che si stessero ponendo i termini della resa col mio ambasciatore (vittoria schiacciante, capitolazione rapida, ai-faiv mentale).

(anche pensare a questo striscione porta sfiga)

Poco dopo, in una situazione stranamente più fredda, i due tornarono insieme al resto del gruppo. La serata stava finendo e per non perdere l'autobus per casa ci salutammo con l'accordo di vederci il giorno dopo.

Tornando a casa, il mio amico mi disse che quando si era allontanato con la ragazza, lei si era fatta avanti con lui (affermazione che rappresenta l'equivalente emotivo di 12 Wile-Coyote)

(Un Wile Coyote è pari al dolore provocato dalla caduta in canyon a faccia avanti)

Mario: "Beh... per fortuna tu..."
Amico: "Le ho detto di no... non mi piaceva. Troppo magra."
(equivalente emotivo di 42,7 Wile-Coyote)
Mario: "..."
Amico: "Beh, sì non mi piace proprio. E' pure una discreta rompicoglioni, non so cosa ci vedi tu."
Mario: "..."
Amico: "Dormiamo?"

Quella sera lui dormì tranquillo nel sonno del giusto, mentre io rimasi con gli occhi spalancati a considerare parecchie cose (tra cui non ultimo il fatto che il mio amico russasse come un orso con la bronchite).

Più giravo intorno alla faccenda più mi accorgevo che c'era materiale per rovinarsi l'esistenza per i successivi mesi. Stavo anche decisamente finendo la mia scorta di autocontrollo, quando (erano ormai giunte le prime luci dell'alba) mi ricordai del rasoio elettrico che il mio amico aveva portato con sé in valigia.

Una mezz'ora dopo, in bagno, chino su dei fogli di giornale pieni dei miei capelli tagliati per tre quarti e con in mano un rasoio a batteria scarico, mi resi conto di alcune cose fondamentali:
1) Non cominciare a rasarti i capelli se non sei sicuro di riuscire a finire quello che hai iniziato (soprattutto non cominciare di DOMENICA PRIMO MAGGIO);
2) Le donne avevano ragione: un taglio drastico dei capelli "risolve" i problemi sentimentali;
3) Solo alle donne potevano venire in mente una soluzione simile per affrontare i problemi.

Come tutti sanno, cambiare radicalmente il proprio taglio di capelli, darsi allo shopping e passare una serata con uno sconosciuto, sono le tre soluzioni femminili per eccellenza per i problemi di cuore.
Quello che non si sa è come funzionano veramente e perché funzionano: ecco dunque le classiche risposte delle donne alle delusioni amorose e gli effetti che hanno in realtà:

a) Shopping
Giustificazione: sto troppo male male, mi merito per tirarmi su quella borsa/scarpe/inutile costosissimo accessorio, che guardavo da tempo (tre giorni) e che non volevo decidermi a comprare. Una volta presa mi sentirò meglio!
The day after: "Oddio questa borsa/scarpe/inutile accessorio è orrenda! Non si abbina a nulla! E l'ho... pagata... oddio... oddio... oddio..."

(Sembrava un'ottima idea quand'era in vetrina e non avevi una scusa per prenderla, vero?)

b) Andare con un altro
Giustificazione: lui non mi merita, ma io posso andare con chi voglio, questo farà bene anche al mio ego! (attenzione: cercare di andare col suo migliore amico è sempre una pessima e inutile idea, ma rientra tra le vendette inutili, non tra i palliativi dannosi)
The day after: "Come ho fatto?! Per dimenticare lui sono finita con questo qui che neanche conosco! Ha pure il filo di bava che finisce sul cuscino! E mi ha baciato con quelle labbra!?! Ma quanto sono finita in basso...."

(secondo gli economisti l'indotto delle "botte e via" è positivo per l'economia, soprattutto in questo periodo di crisi)

c) Rasarsi i capelli
Giustificazione: ci vuole un taglio netto, basta con questi capelli non li sopporto più. Di sicuro dopo che me li sarò tagliati mi sentirò più meglio.
The day after: "I ... MIEI ... CAPELLI ..." cerca di raccoglierli da terra e li appoggia sulla testa sperando che ritornino come prima "I MIEI... BELLISSIMI... CAPELLI... STUPIDA MACCHINETTA A BATTERIA!!! FUNZIONA BASTARDA!!! FUNZIONAAA!!!"


Di fatto queste soluzioni impediscono di pensare al dolore, annullando grandemente l'effetto educativo di una rottura. Utili come estremo rimedio solo se siete veramente sicuri di avere già appreso quello che dovevate apprendere sulle relazioni, o se proprio non volete soffrire in quel momento.
Infine è chiaro che solo ad una donna potevano venire in mente queste soluzioni (anche volendo la maggior parte degli uomini non può cambiare taglio, non gode dello shopping e la cosa di una serata era proprio quella che andava cercando in primo luogo), tanto peggiori del problema originario a loro modo, ma che in una qualche maniera perversa funzionano comunque...

17 novembre 2009

Piccolo sfogo

C'è che ogni mercoledì sono tutto il giorno a Napoli. Parto la mattina che ancora deve sorgere il sole e quando torno è ora di cena.

Il giovedì recupero la stanchezza.

Ogni lunedì c'è la traccia nuova della scuola che seguo, e devo studiarla. Questo vuol dire tutto lunedì, martedì, giovedì (anche con la stanchezza del viaggio) e venerdì.
Giovedì e venerdì in più devo studiare anche la traccia che viene corretta alla lezione del mercoledì.

Sabato è santo ed è di riposo e di uscita.
Domenica è di riposo per me.
Non posso mangiare schifezze in questo periodo per problemi di stomaco e l'astinenza da alcol e cioccolato è incredibile, quando sei già di cattivo umore di tuo.
Dopo cena per compensare la frustrazione dello studio e della dieta gioco con la mia xbox e penso per l'ennesima volta che dovrei aprire anche un blog sui videogiochi.

Guardo gli altri blog che seguo sulla mia barra di firefox per l'accesso veloce e anche se mi piacciono i post non riesco a commentare perché mi sento la testa vuota.

Poi guardo il mio blog e mi sembra che per quanto sforzo ci metto il mio commentatore più assiduo rimane sempre uno spammer (che voi non lo vedete solo perché elimino ogni suo commento), e che i post non escono mai belli, divertenti e arguti per come li avevo pensati.

E che lo sforzo di trovare il tempo per dire cose intelligenti, invece che raccontare della mia vita, non sembra pagare.
Ma non riuscirei comunque a fare un blog diverso da questo.

Il fatto è: non che mi dispiace avere il blog, è che mi dispiace non poter fare un blog migliore.
Per cui dovete accontentarvi di quello che c'è; e, visto come passo le settimane in questo periodo, vi dovrete accontentare anche di quando esce quel poco che c'è.

Portate pazienza, ma senza cioccolato e senza birra da più di due mesi la faccenda si fa grave.

E voi? Vi siete mai sentiti così?



09 novembre 2009

Scomode verità

Clode m'invita (e io manco me n'ero accorto tanto mi facevo i fatti miei) a fare un meme (da quanto non se ne vedevano?) su dieci cose inedite di me.

Però invece di dirle io, invito voi a farmi delle domande per strapparmi fuori la verità.
Le domande possono riguardare qualsiasi argomento, da quello più scabroso (tipo della volta che ho avuto una relazione con una formichiera; o di quella storia poco chiara riguardante me, un'accetta e un prete) a quelle più casuali (da che lato del letto preferisci dormire, sei libero stasera... etc. etc.).

(Casimira, conservo ancora la tua foto nel portafoglio)

Potete farne quante volete, poi a seconda della quantità e qualità potrei anche organizzarci un altro post con la variante meno seria di tutte le mie risposte, quindi sbizzarritevi.
Alla fine non dovrete neanche farlo voi queste meme se non lo volete proprio.
Fatevi sotto dunque!

20 ottobre 2009

Il vecchio nel Vecchio Testamento

Che il Vecchio Testamento fosse diventato obsoleto per le esigenze della vita moderna le persone l'avevano già capito più di due millenni fa.
E la storia insegna che una religione che non si sa adattare è una religione destinata a scomparire.

(Priapo: tra i primi dei a scomparire perché troppo 'rigido')

Circa tremila anni fa, secolo più, secolo meno, in Grecia doveva sembrare abbastanza ragionevole che una donna fosse rimasta incinta, per quanto chiusa dentro una torre di bronzo, grazie all'intervento di un dio presentatosi sotto pioggia dorata (non questa "pioggia dorata"... cioè, forse non quella...).
Vi sembra una barzelletta? State pensando anche voi che probabilmente quella donna se l'è fatta con la guardia quando il marito era distratto e poi ha inventato la storia del dio (e non quella della pioggia dorata)?
Ecco. Ora pensate che questo era parte del "catechismo". Non erano favole: era religione (facile dire che erano favole QUELLE).
E' probabile che non ci sia voluto molto perché la gente facendo i conti di quante madri improvvisamente si sono trovate incinte di un dio in situazioni molto bizzarre (un clone, un satiro, un altro clone, un cigno, un serpente, un'aquila, un TORO - e qui sarebbe stata da vedere la faccia che fece il padre a questo racconto), si facesse domande sulla validità e ragionevolezza della religione e dei suoi precetti.
D'altronde le fondamenta di questa religione erano troppo specifiche e particolareggiate e non bastava guardare da un'altra parte per i racconti più stravaganti e dire che bastava interpretarli in maniera allegorica per poterla salvare.
E poi diciamolo, che speranze aveva il politeismo greco di potersi adattare ai mutamenti sociali quando il suo massimo rappresentate era un instancabile sessuomane?

(Ehi, Rocco! E' stato difficile riconoscerti con la barba!)

Ma torniamo a noi.
Il Vecchio Testamento, come molti avevano già capito, era vecchio.
Non tutto. Ma molte cose sì.
Cose che quando le si nomina ti dicono che il nuovo testamento ha creato un nuovo patto tra Dio e gli uomini e quindi non bisogna considerarle (ma se sono lì ci sarà un motivo? Ci sono anche i comandamenti...).
Tipo la parte in cui si vieta di mangiare il grasso di bue, di pecora e di capra, o proibisce di avere a che fare con gli animali che hanno l'unghia divisa (a voi trovare il significato), o l'esilio per la coppia che si congiunge quando la donna ha il ciclo.
Queste sono tutte cose presenti nella Bibbia, Vecchio Testamento. C'è anche Onan che abbiamo già visto.
Ci manca Lot.
(Senza apostrofo, idioti! Quante volte ve lo devo dire? Lot! Non l'Ot!)

Lot, l'ho scoperto da poco, non era soltanto il tipo la cui moglie è diventata un lecca lecca per capre, durante la fuga dalla giusta distruzione di Sodoma e Gomorra, così come hollywood ci ha fatto sempre pensare.
La sua storia cominciò già un po' prima, quando ricevette la visita di due angeli.

All'epoca Lot stava a Sodoma e scaldava sgabelli al bar "Da Massimo Quello Vero (...non quello dell'altra piazza che è venuto dopo lo giuro e fa anche il latte di capra rancido)" e faceva da opinionista sui basti da asino al locale mercato di granaglie e semenze. Queste sue occupazioni spesso gli procuravano anche il part-time come poligono di tiro mobile per lapidazioni.
Un giorno in cui si stava riprendendo dall'ultimo lancio di sassi appunti e uova marce, Lot si trovò di fronte due angeli. Per correttezza bisogna dire che non stavano andando da lui, visto che erano lì solo di passaggio (avevano finito la miscela per le ali e nel Sinai non si trova un distributore manco a pagarlo un'ira di Dio... ops...) e dopo averlo visto che ancora feteva d'uovo vecchio, volevano andare a dormire per terra in piazza.
Lot però non ne volle che sapere e promise loro del pane senza lievito, un rinfresco col vino del contadino che-m'ha-giurato-che-è-buono, il centerbe della zia Petunia, la collezione di canestri di vimini intrecciati del nonno, un set di pentole in bronzo inox e una bici dalle ruote quadre. Gli angeli ingenui cedettero e andarono da Lot.

(Fino a quel momento il centerbe di zia Petunia era stato usato solo come veleno per topi)

Lot ovviamente, con la scusa di andare a comprarsi le sigarette prima di cena, si allontanò e andò a vantarsi con tutti i conoscenti al bar degli ospiti illustri che aveva a casa, prendendoli in giro e appioppando fastidiosi nomignoli.
Gli altri, che già odiavano Lot, vollero vedere coi propri occhi questi ospiti e andarono in massa a casa sua portando molti randelli e grosse mazze.
Arrivati in massa di fronte alla sua abitazione, i suoi compaesani assunsero quell'aria pronta al dialogo che hanno tutte le folle contadine armate di fiaccole e forconi, e chiesero con cortesia di poter "conoscere" gli ospiti (allora non si usava ancora l'espressione "conoscere in senso biblico", ma il senso era quello).
Lot si trovò di fronte ad un gran problema. Cosa fare per salvare i due angeli da una folla inferocita?
E lì arrivò il colpo di genio.
Prenderò due piccioni con una fava! - si disse. E offrì ad una massa di persone piena di "randelli" (ammicco) e "grosse mazze" (ammicco-ammicco) le proprie figlie.
Per rendere il bocconcino più appetitoso ai villani lì riuniti, specificò che non avevano visto ancora uomo, e si offrì anche di metterle già in posizione per la congiunzione e al limite di offrire anche un po' del suo (molto meglio essere un pessimo padre che un cattivo ospite).
Gli uomini, che sempre di carne son fatti, fecero un po' di conti e pensarono che l'accordo potesse anche essere vantaggioso, finché non videro le due figlie di Lot.

(Le figlie di Lot: se erano ancora vergini non era solo colpa dei Sodomiti)

E nonostante una folla inferocita normalmente non sia molto schizzinosa in fatto di violenza e abusi su persone, cose o animali, tutti ritennero fosse meglio vedere cosa aveva da offrire la busta numero due e così, come al solito, (ri)presero a sassate Lot.
Gli angeli, che non ne potevano più di tutta questa storia e volevano solo continuare per la loro strada, uscirono di casa. Stavano riuscendo ad andarsene via alla chetichella quando il centerbe di zia Petunia raggiunse i loro beati stomaci abituati a nettare e ambrosia.
Il pantagruelico rutto che seguì rese cieche e sorde tutte le persone nell'arco di un chilometro e fece suonare gli allarmi antifurto degli asini per un mese.
In quel momento, gli abitanti di Sodoma, persone tranquille, contribuenti onesti, lavoratori coscienziosi, si trovarono improvvisamente ciechi, sordi e con grosse mazze in mano (ri-ammicco).
Basta immaginare come cercarono di tornare a casa a tastoni per capire com'è che si meritarono questa pessima reputazione.

(Il celebre "Cercare la strada di casa alla maniera di Sodoma")

Detto questo potremmo anche aver finito, ma il Vecchio Testamento non si accontenta e vuole farci sapere che fine hanno fatto Lot e le sue "avvenenti" figlie.
Infatti diversi anni dopo la fuga da Sodoma, la Bibbia ci informa che Lot si era stabilito a Soar, ma da lì si volle spostare perché aveva paura.
In effetti, egli era riuscito subito a farsi amare dicendo di aver provocato prima la cecità e sordità degli abitanti e poi la distruzione di un'intera città con gigantesche palle di fuoco dal cielo (nonostante ci fosse stato un discreto intermezzo "ludico" tra i due eventi). E' il genere di cose grazie al quale non nascono molte amicizie.
Passando dalla lussuosa vita di città alla più spartana esistenza in caverna Lot si era dimenticato delle sue due figlie, le quali tuttavia non si erano dimenticate delle proprie esigenze.

("Un antro oscuro, umido, puzzolente, pieno di cadaveri di animali morti e orrori indicibili" questa la testimonianza dell'unico ragazzo di una delle figlie di Lot in merito al loro unico rapporto sessuale)

Casimira e Bastianlodovica Lot (nomi fittizi per tutelare la loro privacy) non avevano conosciuto un uomo ai tempi di Sodoma e Gomorra, non avevano avuto più fortuna a Soar.
Ritrovatesi da sole su una montagna e non avendo la stessa inventiva dei fratelli di Onan, fecero un ragionamento che fa ogni donna e che ovviamente non può portare ad altro che a male.
Siamo sole, abbiamo passato i sedici anni (all'epoca si moriva sui trentacinque), e nessuno ci prenderà più. Vogliamo comunque avere dei bambini (perché "ovviamente" saremo delle ottime madri), ma della fecondazione assistita o dell'adozione non se ne parlerà che tra tremila anni.
Cosa fare?
La Bibbia pietosamente salta i vari tentativi di accoppiamenti con gli animali del luogo a fini riproduttivi (con qualche ebbrezza il giorno del ritrovamento del pitone albino), e arriva direttamente a quella che sembra la conclusione più ovvia.

Chiaro che con un padre come Lot, le mele non potevano cadere lontano dall'albero.
Le figlie decisero anche loro prendere due piccioni con una fava, e, di comune accordo, fecero ubriacare il padre e lo sedussero nottetempo, per rimanere incinte di lui.
"D'altra parte - si dissero - non possiamo lasciare che la stirpe di nostro padre si esaurisca con noi!"
Brillante intuizione Casimira e Bastianlodovica.
Ed è così che nacquero due stirpi di grandissimi figli di brave donne, che nonostante tutto la Bibbia non guarda male. Il padre in fondo era un sant'uomo.
O no?

La morale, se ve lo state chiedendo, è che se vedete uno come Lot, che si vanta di ospiti illustri, e vuole darvi le sue figlie vergini al posto di due ospiti, dovete cercare delle pietre più grosse.
R-amen.

12 ottobre 2009

In attesa di risposta

Non mi sono dimenticato di voi.
Sto cercando di ottenere il permesso per postare un video sottotitolato, ma a quanto pare sono l'unico che controlla la mail compulsivamente e risponde con una certa puntualità.
Potrei anche scrivere qualcos'altro, ma sono preso dai capelli dallo studio e stranamente questo non mi da l'ispirazione per nuovi post al momento (a parte qualcuno sulla gentile madre dell'autore delle tracce che devo svolgere).
Non allontanatevi troppo, appendiciose novità potrebbero essere alla porta...


R-amen.

03 ottobre 2009

Miscredente

Cominciamo col dire che stanotte ho avuto diversi incubi, ma uno in particolare aveva come protagonista Gesù.
Anzi. Cominciamo col dire che se non volete sentirvi offesi vi conviene andarvene.

Dicevo.
Era esattamente come ve lo immaginate (il che vuol dire che qualora sia esistito veramente, non somigliava affatto a come ve lo state pensando ora). Aveva gli occhi azzurri, era sul metro e ottanta capelli castani, barba ordinata. Veste bianca bordata d'oro e le crocs blu coi calzini bianchi.


(Essere il redentore non vuol dire stare scomodi, ma ci si aspetterebbe un po' più di gusto, o no?)

Fin qua, voi direte, che c'è di male (a parte il cattivo gusto delle crocs coi calzini)?
Beh, tanto per cominciare, mi pensavo "Questo somiglia a Gesù come lo immaginiamo noi, non come era un tempo. Era sempre un "palestinese" di 2000 anni fa. Avrà avuto la pelle olivastra, sarà stato sul metro e cinquanta e non aveva di sicuro gli occhi azzurri. Le crocs, può pure averle prese prima di venire nel duomo a parlare, ma comunque non mi torna."

La faccenda che mi dava più fastidio però, era che mi trovavo in chiesa con lui, circondato da persone adoranti.
Tutti a pendere dalle sue labbra e a fare quello che dice lui.
E io che cercavo di dire "Ma anche fosse proprio Lui, non DOBBIAMO fare quello che dice, solo perché lo dice. Questa non sarebbe fede. Questo sarebbe solo ubbidire. Abbiamo il libero arbitrio. Non dobbiamo fare del bene solo perché siamo obbligati a farlo. E non dobbiamo avere fede solo perché c'è un fricchettone nel duomo che somiglia alle immaginette pacchiane che spacciano i cinesi. RAGIONATE!"

(Attacco solare... aaaazioneeeeee!!!)

Gesù sullo sfondo con la solita faccia dispiaciuta, per un attimo sembrava anche darmi ragione, ma la folla si stava inferocendo e io per fortuna alla fine mi sono svegliato.

Sono rimasto abbastanza soddisfatto, dall'essere riuscito a portare una discreta argomentazione anche in sogno, ma come al solito sono stato deluso dall'incapacità di affrontare qualunque tipo di dialogo.
Se c'è qualche credente che è rimasto fin qui senza indignarsi, mi può spiegare se per voi fede e dialogo sono tanto incompatibili?
Se non è possibile o se è sbagliato per voi porvi domande?
Com'è che Agostino e Tommaso, interrogandosi su Dio e la fede sono diventati santi allora?

E' così che ho deciso di parlarvene, magari continuando con l'interpretazione dei brani della bibbia che la Chiesa non vorrebbe che voi leggeste.
Se volete portarvi avanti, date un'occhiata a quello che fece quel sant'uomo di Lot...

19 settembre 2009

Cattivo sì, ma con gusto

Dulcis in fundo, il vero cattivo. Quello di fronte al quale tutti gli altri impallidiscono per lo squallore delle loro motivazioni, mezzi ed obiettivi.
Distruggere il mondo senza motivo, dominare i non maghi, libertà personale e solidarietà sono solo parole vuote nella bocca degli stolti.
Per essere dei cattivi come il Conte di Montecristo ci vogliono due palle così.

(precisazione: non basta avere l'orchite per essere come il Conte di Montecristo)

Edmond Dantès, futuro Conte di Montecristo, altro non è che un marinaio con un futuro moderatamente promettente: sta per salire di grado sulla barca dove lavora, sta per sposare la donna che ama, non ha grandi pretese o sogni, ma non si lamenta e vive contento e felice in un mondo in cui lui crede tutti siano buoni e felici.
Questo dovrebbe già farci capire in quale colossale mare di cacca lui si stia tuffando con un agile carpiato.

(Dantès, forse la tua fiducia negli esseri umani non è ben riposta)

Ben presto ogni persona nei paraggi di Dantès, in maniera più o meno coordinata, comincia a ordire piani per distruggere la sua vita troppo disneyana per essere accettabile (dimostrando così che a nessuno piace vedere gli altri felici, v. anche schadenfreude o una qualunque pubblicità del mulino bianco)
Grazie ad un insieme di complotti, intrighi e sfortuna il nostro Dantès si ritroverà in carcere, su un'isola, senza speranza di appello, senza neanche aver capito esattamente cosa sia successo.
Lì conoscerà l'abate Faria, un genio dall'intelletto multiforme che gli insegnerà moltissime cose e che finalmente aprirà gli occhi del giovane sull'invidia e il male nel mondo.
Stupendo il passaggio in cui questo succede, poche parole che rendono l'idea dell'improvvisa maturazione.
Faria lo guardò fissamente.
"Sono mortificato di avervi aiutato nelle vostre ricerche e di avervi detto ciò che vi ho detto."
"Perché?" domandò Dantès.
"Perché vi ho inoculato nel cuore un sentimento che prima non c'era: la vendetta."
Dantès sorrise.
"Parliamo d'altro." disse.
Non è stupendo questo scambio di battute? Così semplice e già così spaventoso. Il proposito è già fermo e chiaro nel cuore di Edmond: qualcosa si è rotto e qualcos'altro di oscuro e malvagio ha preso il suo posto.
Yumm!

(secondo alcuni scienziati solo il sapore di tre torte sacher e di una setteveli all'arancia si avvicinano al dolce gusto della vendetta)

La storia prosegue con la fuga di Dantès e il ritrovamento di uno sconfinato tesoro.
Questa è sostanzialmente l'ultima volta che si vede Edmond Dantès, giovane marinaio dal cuore d'oro, ed è il momento in cui si erge il Conte di Montecristo, uomo dall'intelligenza enorme, privo di scrupoli, pieno di soldi e con una missione: vendicarsi di tutti quelli che gli hanno fatto male.

Ora.
Intendiamoci.
Tutti simpatizzano per il Conte/Dantès. Gli hanno rovinato la vita quando era al culmine della felicità. Tolto il lavoro, l'amore della sua vita, il padre, la libertà.
L'hanno chiuso in una cella, si sono dimenticati di lui e hanno fatto una gran vita grazie alla sua rovina.
E' giusto che queste persone paghino per quello che hanno fatto.
Ed è qui che arriva il genio.
Le motivazioni del Conte sono giuste, ma i mezzi e gli obiettivi sono "sbagliati".
Lui è indubbiamente cattivo nelle sue azioni.
Non si limita a punire chi gli ha fatto male.
Lui li vuole annientare e vuole portare tutti quelli che sono vicini ai suoi nemici con loro.
Il desiderio di vendetta che arde in lui è disumano e non sembra provare alcuna emozione, se non il sottile piacere del fare del male.
E' decisamente crudele.

Eppure fino alla fine si sta dalla sua parte. Ogni sua trappola incredibilmente articolata che si chiude sull'ignara vittima ci fa sorridere di piacere. Vedere insieme al Conte la lenta e inesorabile agonia dei suoi nemici è stupendo. Godiamo con lui, stando dalla parte del gatto che tortura il topo.

(Marcello: se incontrasse davvero un topo farebbe meglio a scappare)

I suoi carnefici al confronto sembrano dei cattivi della domenica. Disorganizzati, incapaci, più pavidi che realmente malintenzionati. Non sono veramente in grado di fare il Male. Anzi, alcuni sono quasi pentiti di quello che hanno fatto.
Il Conte no. Lui è l'incarnazione della premeditazione. Niente e nessuno sopravvive se si mette in mezzo sulla sua strada di vendetta.

In conclusione.
Dumas è riuscito nella magia. Rendere un cattivo così realistico e giusto nelle sue motivazioni, che si è perfettamente in grado di relazionarsi con lui.
Credo che nessun altro personaggio nella letteratura riesca ad essere allo stesso tempo così cattivo (persino sadico) nelle azioni e così buono nei motivi. Apprezzato per la sua giusta vendetta e pur giustificato per la sua assenza di scrupoli.

Se non l'avete ancora fatto, leggetelo.
Il vostro lato da carciofino sott'odio lo merita.

09 settembre 2009

A metà fra i due

Se siete tutti d'accordo e non avete nulla da aggiungere, io continuerei con l'analisi.

Il terzo libro di cui vorrei parlare è I guardiani della notte, primo libro di una mini saga dei Guardiani (ad ora quattro libri, collegati, ma autosufficienti). Merita una presentazione sia perché probabilmente è poco conosciuto, sia perché merita di essere conosciuto meglio. Qualcuno di voi potrà aver intravisto il film. Toglietevelo dalla testa, per piacere. Non c'entra nulla.


La storia è prettamente fantasy, ma rompe quasi tutti clichè del genere.
C'è la magia e ci sono il bene e il male, questi gli elementi in comune, ma per il resto tutto è diverso.

Innanzitutto è ambientato nel presente, in Russia, e neanche un presente parallelo sconosciuto agli uomini normali (metti Hogwarts), proprio gli stessi esatti luoghi in cui le persone vivono normalmente. La storia comincia proprio sulla metropolitana di Mosca e continua per le strade e gli edifici della città. Il protagonista, Anton Gorodeckij ascolta mp3 col suo ipod, e le citazioni dei testi delle canzoni mi hanno ricordato parecchio i tempi in cui leggevo Dylan Dog e Tiziano Sclavi scriveva le sue ballate a cavallo delle tavole.


La magia è un diritto di nascita. O lo possiedi e sei un Altro o non lo possiedi. La prima volta che si usa la magia si 'sceglie' da che parte stare, a seconda dell'atto magico che si compie.
Bene e male non combattono apertamente, ma convivono in una specie di guerra fredda. Le rispettive parti cercano sempre di avere qualche vantaggio, ma entrambi hanno capito che il proprio avversario è insopprimibile per il bene stesso del mondo, e questo è già un elemento di grande rilievo e novità per il fantasy.

Ma essere un altro della luce o uno delle tenebre non è così facile e lineare come succede praticamente in ogni romanzo fantasy. D'altra parte stiamo sempre parlando di uno scrittore russo.
Infatti essere un Altro delle tenebre in questo mondo non porta necessariamente ad essere cattivo.
Il Cattivo di turno, il capo della Guardia di giorno Zabulon, non è un arcinemico nel senso in cui l'abbiamo visto finora. Raramente porta attacchi diretti ai "buoni", o fare del male a degli innocenti. Spesso aiuta o difende membri dell'altra guardia, si comporta (apparentemente) bene con loro.
Al contrario il capo della Guardia di notte, Geser, è spesso enigmatico, autoritario e alcune volte esasperante nella sua neutralità.
Le motivazioni di bene e male sono chiare: cercare di aver un vantaggio sugli altri, ma le azioni fatte sembrano spesso contrastare con questi motivi.
E come in una partita di scacchi, anche perdere una pedina importante potrebbe essere solo una strategia per una vittoria più grande, ma questo non si scopre fino alla fine.

Anton, protagonista della storia, si sentirà spesso usato dai due capi nella loro infinita lotta tra bene e male e cercherà contro ogni possibilità di trovare una strada umana che riesca a camminare in equilibrio tra bene e male, entrambi in parte giusti (il male nella sua affermazione della libertà dell'individuo, il bene nel tutelare gli altri) e in parte sbagliati (il desiderio di prevalere a qualunque costo da un lato, e le eccessive restrizioni della persona dall'altro).


L'autore, inoltre, riesce a mostrare come in molte persone bene e male siano mischiate, al di là di ogni possibile categorizzazione, anche in coloro che per destino devono appartenere a l'una o all'altra schiera. E in maniera ancora più interessante ci fa vedere che ogni azione (buona o cattiva che fosse nella mente dell'autore) può avere ripercussioni grandemente al di là di ogni previsione.

In definitiva questo è un libro altamente consigliato, sia per l'ottima trama, complessa e ben orchestrata, che per i personaggi credibili (i cui nomi anche se russi son facili da ricordare) e profondi, nonché per i problemi morali di non facile soluzione, e la magia gotica in una Russia moderna.
Cosa volete di più?

[continua...]